Il Tirreno

Senza casa e lavoro in due si accampano sotto Palazzo civico

Senza casa e lavoro in due si accampano sotto Palazzo civico

Claudio e Sandro dormono nei giardini pubblici di Avenza L’assessore Andreazzoli: non è così che si risolvono le cose

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CARRARA. Si sono seduti sotto i portici di Palazzo Civico con l'intenzione di accamparcisi, in caso sindaco e assessore al sociale non li avessero ascoltati. E'iniziata così ieri mattina la giornata di Claudio Calendi ex muratore di 55 anni insieme all'amico Sandro Alberto Valentini, anch'egli disoccupato e senza fissa dimora. A farsi portavoce del loro disagio Nicola Franzoni di Fli che non ha mancato di tirare frecciate all'assessore al sociale Giuseppina Andreazzoli puntando il dito sulla «mancanza nel comune di Carrara di un piano di emergenza abitativa». Calendi e Valentini da mesi vivono tra gli scatoloni nei giardini pubblici antistanti la sala Amendola di Avenza insieme ad altri disagiati. «In tutto - spiega Calendi - siamo circa 7 famiglie - più o meno nella stessa situazione. Altri nelle nostre stesse condizioni, invece, dormono in una falegnameria abbandonata a Cararra». Ex operaio per una ditta edile di Massa, Claudio Calendi , dal 2010 è disoccupato. «Ho provato a cercare lavoro o a mettermi in proprio - racconta - ma non ce l'ho fatta. Dalla fine di maggio sono senza casa. Abitavo in un piccolo fondo ad Avenza senza servizi igienici con la mia compagna, ma era una condizione invivibile. Ho una figlia di 31 anni nata dal primo matrimonio e un nipote, ma ho anche una bimba di 4 anni, che adesso è in mano ai servizi sociali e una compagna nelle mie stesse condizioni».

Storia analoga quella di Sandro-Alberto Valentini. «Lavoravo nella zona industriale e una decina di anni fa circa abitavo in Piazza Lucetti - spiega - ma un giorno rientrando a casa ho trovato la mia abitazione in fiamme. Ho perso tutto, dopo sono stato ospitato per un anno alla Turimar poi sono riuscito ad andare avanti grazie alla mia compagna. Lei stava in un fondo in Via Farini ad Avenza, ma adesso lei è malata ed è ricoverata a Massa».

Due storie frastagliate con molti punti non ben specificati e ancora da chiarire. I due non frequentano la Caritas, ma si arrangiano come possono. Fermi davanti alla porta di accesso al municipio raccontano di essersi rivolti a più riprese agli uffici del settore sociale, nella speranza di ottenere un alloggio: dopo l'ennesimo tentativo naufragato il loro presidio. Una protesta che si è tenuta proprio in concomitanza con la seduta della Commissione Sociale, e che ha quindi avuto modo di affrontare, praticamente "in diretta", i casi dei due senza tetto. Giuseppina Andreazzoli, fresca di delega al sociale, ha subito fatto il punto della situazione: «I nostri uffici conoscono i casi del signor Calendi e del signor Valentini e li stanno seguendo con attenzione. Venendo a presidiare la sede del comune, non risolvono assolutamente nulla - ha dichiarato l'assessore - Per ricevere aiuto dal comune, si deve seguire un percorso ben preciso, presentando le apposite domande: solo così le persone in difficoltà possono avere assistenza». Nel merito delle due vicende è entrata Daniela Tommasini, dirigente del settore che ha spiegato come Valentini, affetto da patologia psichiatrica, sia già assegnatario di una casa popolare che però deve essere ristrutturata perchè distrutta da un incendio. L'uomo è stato provvisoriamente sistemato in un altro alloggio, abbandonato al degrado: i sopralluoghi effettuati anche nei giorni scorsi, ha spiegato la dirigente, hanno riscontrato che questa seconda abitazione è stata trasformata in una sorta di discarica ed è oggi completamente occupata dai rifiuti. Diverso il caso di Calendi che si è sì rivolto al segretariato sociale del Comune, ma non ha compilato le domande necessarie per accedere al fondo per l'indigenza o per essere inserito nella graduatoria per un alloggio Erp. Due casi delicati che hanno innescato un acceso dibattito nellacommissione sociale: Claudia Bienaimè dell'Idv e Giuseppe Scattina della Fse hanno sottolineato la necessità di mettere il settore nelle condizioni di affrontare anche queste emergenze, magari ampliando le risorse a disposizione. «Una possibilità sarebbe l'istituzione di un fondo per le emergenze, come quello del Comune di Massa. Si tratta comunque di soluzioni tampone, che non risolvono i problemi» ha ribattuto Massimiliano Bernardi, assessore ai Lavori Pubblici con delega alle politiche abitative.(c.ch,m.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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