La manifestazione
Pitone evade dalla gabbia e va nella stalla
MASSA. Quando il proprietario del maneggio di cavalli si è ritrovato il pitone del vicino in mezzo ai piedi non ci ha visto più: ha chiamato i vigili del fuoco e ha chiesto di aiutarlo a liberarsi...
MASSA. Quando il proprietario del maneggio di cavalli si è ritrovato il pitone del vicino in mezzo ai piedi non ci ha visto più: ha chiamato i vigili del fuoco e ha chiesto di aiutarlo a liberarsi del rettile. I pompieri sono intervenuti, ma hanno segnalato l’episodio anche alla questura. E così si è mossa pure una volante.
Agenti e vigili del fuoco si sono messi a caccia dell’animale, ma a ritrovarlo è stato il padre del proprietario che lo ha raccolto e lo ha rimesso nella teca in cui viene custodito. Le forze dell’ordine però già che erano lì hanno raccolto le lamentele del titolare del maneggio, esasperato dalle continue visite del serpente Visite che mettevano in pericolo i suoi cavalli. Così hanno voluto vederci chiaro e hanno chiesto lumi all’uomo che si stava portando via il rettile. Questo ha allargato le braccia e ha spiegato che il pitone era del figlio e che il suo ragazzo in quel momento non c’era perché era impegnato col lavoro.
La coppia in divisa così lo ha convocato in questura la mattina seguente. Il giovane si è presentato puntuale e ha raccontato cosa era successo. Il serpente aveva abbandonato la teca da qualche giorno, lui lo aveva cercato ma poi si era dovuto assentare e così aveva lasciato detto al padre di stare attento. Agli agenti che lo incalzavano però ha dovuto ammettere che il suo amico squamato è piuttosto avvezzo alle fughe e che lui non può farci nulla per trattenerlo, «anche se giuro che d’ora in poi ci starò più attento».
Una giustificazione che però non è servita a molto, visto che il personale dell'ufficio Prevenzione generale e soccorso pubblico ha provveduto a elevargli la sanzione amministrativa per omessa custodia e mal governo di animali, avendo appreso dai proprietari del maneggio che l'episodio era già avvenuto altre volte in passato.
È stato coinvolto anche il corpo forestale dello Stato per i successivi accertamenti sulla regolarità della detenzione e delle modalità di custodia del serpente. E qui potrebbero scattare i guai peggiori. Fino al sequestro dell’animale.
Visto che è «recidivo di evasione».
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