Sicurezza
Dopo interventi accusa dolori operato: aveva garze nella pancia
La famiglia da mesi aspetta le cartelle cliniche chieste all’Asl: «Ora ci rivolgiamo a un legale» La vicenda è cominciata nell’ottobre scorso, quattro ricoveri per l’anziano nel giro di tre mesi
CARRARA. Non aveva la polmonite (come gli era stato diagnosticato). E quel gonfiore sull’addome per cui si lamentava in continuazione, non era una ascesso da drenare, come avevano detto in un primo momento alla famiglia. Ma un blocco di garze dimenticato nella pancia dell’ottantenne dopo una delle due operazioni a cui è stato sottoposto, nel giro di un mese presso l’ospedale di Carrara.
Una vera e propria odissea, cominciata nell’ottobre di un anno fa e non ancora conclusa.
La figlia dell’uomo protagonista, e vittima, di questa vicenda, infatti, dal gennaio scorso sta aspettando di avere fra le mani la cartella clinica del padre. Per capire quando e perché quelle le garze siano rimaste nella pancia del padre, prima di essere rimosse con un terzo intervento. Ma, nonostante la richiesta sia stata effettuata - ai primi di gennaio - con tanto di pagamento, come da prassi, quella documentazione non è ancora pronta. E adesso la famiglia del pensionato ha deciso di rivolgersi a un legale per farsi assistere in quella che si annuncia come una richiesta di risarcimento danni a più zero nei confronti dell’Asl. Ma non è tanto questo a motivare la famiglia dell’ottantenne: «Vogliamo solo che sia fatta chiarezza, queste storie non devono più succedere».
La vicenda A raccontare la storia di questo pensionato, alle prese con un vero e proprio calvario durato tre mesi, costellato da quattro ricoveri e tre interventi chirurgici, è la figlia.
Il padre nell’ottobre dello scorso anno viene ricoverato in ospedale. Dapprima si sospetta un infarto, poi, dopo ulteriori accertamenti si scopre che ha un infezione all’appendice, che sta compromettendo anche gli altri organi. Viene così sottoposto a un intervento chirurgico («molto invasivo) racconta la figlia) e poi, una volta trascorso il necessario tempo di degenza, rimandato a casa.
Ma l’anziano non sta bene.Accusa forti dolori all’addome e un malessere continuo.
E così, un mese dopo, viene riportato al Pronto soccorso e, subito dopo, è ricoverato di nuovo in ospedale. Gli diagnosticano un occlusione intestinale: per lui è necessario un nuovo intervento, a meno di un mese dall’appendicectomia.
Dopo l’operazione le cose però, ricorda la figlia, non migliorano, anzi. «Mio padre era molto debilitato, aveva perso parecchi chili e, soprattutto, continuava a star male».
Una situazione critica che, a dicembre, rende necessario riportare l’ottantenne al Pronto soccorso. Qui i medici parlano di una polmonite. «Ci dicono anche che, siccome dopo il secondo intervento mio padre era stato in rianimazione - spiega la figlia - poteva essere una conseguenza. Ci danno quindi le cure da fare a casa».
Ma la situazione precipita. E, dopo pochi giorni che è a casa, l’anziano viene ricoverato. È a questo punto che l’anziano lamenta i dolori più acuti e un grosso gonfiore all’addome. I medici, a quel punto rassicurano la famiglia: è un ascesso e deve essere drenato. Ma la mattina dopo, quando va a fargli visita la figlia scopre che il padre è in sala operatoria: «Mi hanno detto che lo avevano operato d’urgenza e che aveva delle garze della pancia».
Una doccia fredda. La famiglia chiede un chiarimento all’Asl: «L’azienda a quel punto ci ha scritto che avrebbero sottoposto mio padre a degli accertamenti. Ma non è stato fatto nulla. Abbiamo richiesto al cartella clinica: non ci hanno ancora consegnato neppure un documento».
La famiglia: vogliamo la verità Il pensionato protagonista di questa vicenda di mala sanità ora sta meglio.
Ma il recupero è stato lungo e doloroso: superare tre interventi nel giro di pochi mesi è stato traumatico. Ancora di più scoprire che gli erano rimaste le garze nella pancia. La famiglia adesso si rivolgerà a un legale per avere chiarezza dall’azienda sanitaria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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