Il Tirreno

Un rombo di motore saluta Valerio e Daniela

di Corrado Benzio
Un rombo di motore saluta Valerio e Daniela

Tantissimi i piloti ed i meccanici in tuta ai funerali dei due corridori morti a Lucca Momenti di tensione per la presenza di fotografi e televisioni alle Canossiane

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FORTE DEI MARMI. La colonna sonora di Fratello sole, sorella luna apre la cerimonia funebre per Valerio e Daniela. E’ un canto dolce, di vita, colonna sonora del film di Zeffirelli su San Francesco.

Sono le tre. La musica di Riz Ortolani si spande per il grande giardino delle scuole canossiane, gremito di gente. Tanti i giovani, tantissimi i protagonisti dei rally. I piloti e i navigatori sono in tuta, resistono nonostante il gran caldo che nel pieno pomeriggio di ieri picchia sul cortile, solo in parte all’ombra. Ci sono i tanti meccanici con le divise delle scuderie della Versilia e di Massa. Ma si riconoscono anche senza le divise: hanno mani forti e sguardi abituati alla fatica. Sono qui per i due ragazzi morti nel rogo della loro Peugeot sabato notte a Brancoli di Lucca. Per ribadire che l’automobilismo è uno sport vero, dove tutti ci si conosce, dove Daniela e Valerio erano amati.

Sopra le due bare tantissimi fiori. Resta solo lo spazio libero per appoggiare un casco da corsa, bianco. Accanto un’auto da rally.

Fuori dal cancello un po’ di tensione per la presenza di fotografi e tv. Qualcuno si arroga il diritto di decidere chi può entrare e chi no. Scoppia un putiferio che coinvolge la troupe di Canale 5. C’è un’inutile tensione, un machismo degno di altre situazioni. In questi giorni se ne sono dette tante sul mondo dei rally e molto cose non sono piaciute a chi questo sport lo pratica. Per questo quando don Pietro Malvaldi, parroco di Sant’Ermete, sottolinea che «questi ragazzi non sono degli esaltati» scoppia l’applauso.

Maggiore sobrietà da parte delle famiglie e dai tanti fortemarmini che conoscevano Valerio Catelani, ma anche il padre, e Daniela Bertoneri. Li conoscevano come pazzi per i motori ma anche come titolari del bar Sambo di Forte, uno dei pochi locali del centro che frequentano non solo i turisti ma anche i fortemarmini.

Don Piero butta il discorso che si è preparato e ammette la sua commozione. Per due giovani vite spezzate e per quella Daniela che aveva vissuto molte ore in parrocchia ad aiutare gli altri.

Ci sono tanti fortemarmini alla messa, in testa il sindaco Buratti. Chi è uscito dal lavoro del mare ancora con gli infradito e chi, lo si vede dalle mise accurate, si prepara ad entrare al lavoro in qualche boutique griffata del centro. Dove fine alle 17 i negozi hanno rispettato il lutto cittadino.

La commozione è forte e sincera e non solo per la morte sempre tragica quanto ti coglie così giovane. Valerio e Daniela erano amati e anche ammirati. Il nipote di Daniela ricorda i Natale e i tanti compleanni passati insieme. Indimenticabili li definisce in quello che sembra un compito in classe e per questo ancora più sincero, fatto con cuore senza l’intervento degli adulti.

Anche la mamma di Daniela interviene e manda un ultimo saluto a Matteo, il fidanzato di oggi, dopo il lungo amore con Valerio.

I due ragazzi progettavano in questi giorni una vita diversa. meno legata ai motori, ma il destino ha voluto che restassero sempre legati a quel rombo.

Che li ha accompagnati anche negli ultimi passi prima che i carri funebri andassero alla volta di Livorno per la cremazione.

Le due salme hanno lasciato le Canossiane sotto una grande bandiera gialla con il cavallino rampante della Ferrari, mentre un’auto da rally seguiva dietro, dando il massimo del rombo al motore. Un amica di Daniela lo aveva annunciato: «Avrebbero voluto che anche il loro addio finisse nel casino e questo vogliamo fare».

E allora quel rombo di motore appare quasi insopportabile, ma rincuora gli amici, gli uomini in tuta, i tanti che vivono per sentire l’odore della benzina.

Un ultimo appello dall’improvvisato altare chiedeva a tutti gli amici di ritrovarsi da oggi al bar Sambo. Per solidarietà con le famiglie e non lasciare soli i genitori. Perché ora il difficile viene per chi resta.

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