La manifestazione
Valerio e Daniela uccisi da fuoco e fumo
Ci sono volute sei ore di autopsia per accertare le cause del decesso del pilota e della navigatrice. Medici sconvolti
MASSA. Per completare le due autopsie il medico legale Pierotti, incaricato dal pm Elena Leone di eseguire gli esami per accertare le cause del decesso di Valerio Catelani, 37 anni, e Daniela Bertoneri, 34, i ragazzi morti nell’incidente al rally Città di Lucca. Accanto a lui il collega Maurizio Ratti, perito delle famiglie delle vittime. I due corpi sono stati straziati dalle fiamme, una fine davvero atroce avvenuta per una serie di concause. Ci vorrà almeno una settimana però per avere un quadro un po’ più chiaro della situazione. Ma il fumo trovato nei polmoni delle vittime indica una strada ben precisa. Ratti in tutto ha scattato trecento fotografie, immagini che verranno utilizzate nell’eventualità in cui i genitori decideranno di costituirsi parte civile.
L’autopsia. I medici Pierotti e Ratti sono entrati nella sala autoptica dell’ospedale di Lucca intorno alle 13.30. Sono usciti verso le 20, dopo aver ispezionato minuziosamente le salme di Valerio e Daniela. I corpi tra l’altro erano davvero devastati dalle fiamme e quindi non è stato possibile definire con certezza, già in questa fase, la causa del decesso.
L’indagine. Gli investigatori sospettano che la posizione dei commissari di percorso lungo il tracciato del rally non rispettasse il regolamento. Gli ausiliari non erano posizionati nella giusta distanza in modo che si potessero vedere l’uno con l’altro e aver il polso della situazione durante le prove speciali. Il sospetto della polizia stradale diretta da Marco Tangorra è che la carenza di personale volontario addetto ai controlli abbia indotto gli organizzatori della quarantasettesima edizione della Coppa Città di Lucca ad allargare le rendere più elestiche le maglie della sicurezza. Per questo motivo i commissari di percorso saranno sentiti in questi giorni dagli agenti di pg della polstrada - delegati dal sostituto procuratore Elena Leone - in veste di persone informate dei fatti. Obiettivo degli investigatori è capire l’efficienza o meno del piano della sicurezza.
La Camera Car. In queste ore il magistrato sta vagliando le mini telecamere interne alle vetture transitate dopo la Peugeot 207 Super numero 7 dell’equipaggio. Tra l’altro all’appello ne mancherebbero un paio che i piloti non hanno ancora consegnato agli investigatori. Le immagini dovrebbero chiarire che l’auto incidentata - dentro la fosse di scolo o sul bordo della strada con il muretto di contenimento in parte distrutto - era visibile. Per non notarla dovevano essere spenti i fari anteriori allo xeno e l’intero impianto elettrico dei tre bolidi che sono transitati a meno di un minuto di distanza l’uno dall’altro prima che il fuoco avvolgesse completamente la vettura non lasciando scampo alla coppia.
L’immagine. La procura deve ancora vagliare la foto scattata con uno Smartphone da uno dei soccorritori accorsi quattro minuti dopo l’incidente quando le fiamme erano già alte che mostrerebbe la Peugeot ribaltata sul fianco sinistro sul bordo della strada e non nel fossato sottostante profondo un metro e 65 centimetri. Come dev’essere ancora esaminato il video amatoriale dell’incidente occorso 300 metri prima della tragica curva all’equipaggio che aveva danneggiato la ruota posteriore sinistra con l’auto in panne per 25-30 secondi.
Piloti nei guai? Potrebbe aggravarsi la posizione di alcuni piloti (almeno tre) nche partecipavano al rally: secondo gli inquirenti pur avendo visto l’incidente non si sono fermati a prestare soccorso. Per il momento nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati.
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