Sicurezza
Utili in crescita per il colosso del bianco
La Marmi Carrara continua a esportare soprattutto blocchi in Asia, ma vuole sviluppare la filiera (Sin permettendo)
CARRARA. E’ il colosso del bianco, nato dal fallimento della Imeg, il “salotto buono” del marmo dove si ritrovano imprenditori del calibro di Franchi, Rossi del Fiorino, Piacentini, Volterrani, Gaspari e Tonini: la Marmi Carrara non delude le aspettative, e macina utili record. Il fatturato nel 2011 ha sfiorato i 21 milioni di euro, l’azienda ha guadagnato poco meno di 2,9 milioni, 350mila euro in più dell’anno precedente.
Grandi cifre, dovute soprattutto all’export dei blocchi in Cina e India, ma l’azienda, che ha anche un ampio stabilimento cerca di ampliare la filiera, pur con le difficoltà legate al Sin.
La ripartizione dei ricavi è spiegata nella relazione di bilancio. Dalla vendita dei blocchi di marmo sono entrati nelle casse della Marmi Carrara 14 milioni e 594mila euro; dalla vendita di lastre, 3 milioni e 935mila; lavorati: un milione e 968mila. Il ricavo complessivo è stato di 20 milioni e 576mila.
La gran parte del fatturato arriva - la metà circa - dall'Asia: 10 milioni e 66mila euro dalla vendita di blocchi e lastre; 7 milioni e 232mila in Italia; Nord Africa, 2 milioni e 132mila; altri Paesi dell'Ue 575mila; altri Paesi 201mila.
Nella relazione di bilancio, si spiega che le vendite dei materiali, sia blocchi che lavorati, hanno registrato un incremento nel valore dell'8,2 per cento rispetto all'anno precedente, ciò - si sottolinea - è stato possibile grazie alla migliore qualità dei materiali prodotti dalle Cooperative ed all'aumento delle vendite di lavorati prodotti sia direttamente che attraverso altre imprese del territorio apuano.
La società, anche per il 2011, ha continuato a concentrare i propri sforzi nell'ampliamento della propria organizzazione commerciale per lo sviluppo della "filiera del marmo", quest'ultima attuata mediante sia le lavorazioni effettuate in proprio sia affidando sub-appalti per segagione e lavorazione ad altre imprese del territorio. Sono proseguite le forniture di marmo bianco di Carrara per il Turkmenistan e di lastre per l'ampliamento della Moschea della Mecca. Ulteriori importanti commesse di lavorazione acquisite sono quelle relative alle forniture di lavorati destinate alla ristrutturazione del Royal Hotel di Londra e di materiali commissionati per la realizzazione dei nuovi templi di Los Angeles e New Jersey.
Grazie a questi risultati la Marmi Carrara ha ampliato i turni di lavorazione dello stabilimento di Avenza e affidato diffusamente affività di segagione e lavorazione a terzi. Obiettivo, «comprimere l'attività di vendita dei blocchi destinati all'esportazione». Anche in prospettiva futura, la società intende concentrarsi per ampliare i propri programmi di vendita del marmo bianco di Carrara, avvalendosi, nel contempo e per lo svolgimento dell'attività, di tutti quei laboratori localizzati a Carrara che - scrive nella relazione - «per le loro modeste dimensioni, non possono presentarsi direttamente quale venditori nei mercati internazionali». Auspica, come accennato, che la conferenza dei servizi possa sbloccare i vincoli sui terreni di proprietà.In base all'accordo stipulato dalla società con le cooperative di Gioa, Canalgrande e Lorano, la Marmi Carrara ha ritirato il 50 per cento della produzione e lo ha commercializzato. Grazie ai risultati ottenuti, i soci si sono distribuiti un dividendo di due milioni e mezzo di euro. Presidente è Luigi Piacentini, nel consiglio di amministrazione siedono Alberto Franchi, Bernarda Franchi, Ciro Gaspari, Alberto Rossi, Andrea Rossi, Giancarlo Tonini, Costanzo Volterrani.
Massimo Braglia
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