La manifestazione
Marmo, spuntano altri 5 ricorsi
Contestati i valori medi dei materiali (da 95 a 400 euro) stabiliti dal Comune
CARRARA. Acque ancora agitate nel pianeta del lapideo: la battaglia, per le nuove tariffe del marmo, è appena iniziata. E, insieme alle richieste di arbitrato, ossia di un giudice terzo che dovrà stabilire (con la legge dalla propria parte) il valore del materiale scavato, arrivano anche i ricorsi per quelli che sono stati definiti - dagli industriali - aumenti immotivati. A cominciare dal canone di concessione fino ad arrivare alle tariffe stesse. Sono già cinque i ricorsi sul tavolo del Comune, quelli per i quali il Tar ha concesso un rinvio fino al prossimo febbraio, senza prevedere, su richiesta di entrambe le parti, la sospensiva dei pagamenti (in attesa della sentenza, la percentuale viene calcolata sui sette-decimi del valore attribuito dal Comune).
E vediamo nel dettaglio quali sono le tariffe sul marmo escavato stabilite da Palazzo civico che vengono rigettate al mittente da alcuni dei big del marmo.
Per la società Guido Fabbricotti, il valore contestato è quello di 250 euro a tonnellata: tanto il Comune ha stimato il valore medio della produzione della cava in questione.
Per Caro e Colombi la tariffa (95 euro a tonnellata) affibbiata al proprio marmo dai tecnici del municipio, non sarebbe consona al materiale escavato, mentre dalla società Guglielmo Vennai, un’altra delle aziende leader del settore, viene rigettato il valore medio di 100 euro a tonnellata attribuito dall’amministrazione al proprio marmo.
Discorso un po’ più complesso per la società Gemignani & Vanelli, big dello statuario. Il valore attribuito dal Comune al materiale (escavato nella cava numero 102) è di 400 euro: la ditta contesta che si tratta di un aumento del 233% rispetto alla tariffa stabilita nel 2008. E di ben il 457% a raffronto di quelle messe nero su bianco 2003/2004.
Insomma, un vero e proprio braccio di ferro fra l’amministrazione e alcune importanti ditte del lapideo, dopo la rottura, rivelatasi insanabile del tavolo delle trattative dove le parti hanno cercato, senza riuscirci, a mettersi d’accordo.
Ma per il numero uno di Assindustria, Giuseppe Baccioli, non si deve parlare di “guerra”, piuttosto di una nuova era nei rapporti fra Comune e imprenditori del marmo: «In cui saranno proprio gli arbitrati a fungere da linea spartiacque - spiega - Non sarà più un interfacciarsi fra amministrazione e industriali: ci sarà un arbitro, imparziale, a stabilire il valore dei materiali. Credo che questo sia un punto importante da cui ripartire».(a.v.)
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