Il dolore
La combriccola ricorda i silenzi del Duca
Catelani e un gruppo di amici si allenava nella palestra Acquaverde Si trovavano sempre alla stessa ora: «Noi eravamo quelli delle 13.30»
MASSA. Ieri mattina il ricordo si è mischiato con il sudore e la fatica nella palestra Gymnasium. Qui c’è tutto il gruppo storico dell’Acquaverde, titolari e sistruttori compresi. I fratelli Dell’Amico, soprattutto Roberto e Antonio, Valerio Catelani lo hanno visto crescere. Lo hanno preso per mano quel ragazzino che voleva avere i muscoli da uomo e poi lo hanno visto sfrecciare su bolidi a quattro ruote sempre più potente. Ecco il ricordo di queste persone.
Valerio se n'è andato facendo quello che amava con chi amava. In momenti del genere si cerca sempre un motivo, anche assurdo e stupido, per trovare un minimo di sollievo quando invece sembra che il peso del mondo ti sia tutto addosso, soprattutto per chi Valerio lo aveva davvero vicino negli affetti. Le parole però sono necessarie quando si vuole ricordare qualcuno con cui si è condiviso un pezzo della vita, come Valerio aveva fatto con il gruppetto dell'Acquaverde per molti anni: un'ora di allenamento assieme a Franco, Fabio, Luca, Fabrizio, Enrico, Alessandro, Alessio, Lorenzo, Luigi, Massimo, Gabriele - qualcuno perdonerà se viene involontariamente dimenticato - tutti con un loro soprannome all'interno della combriccola, segno distintivo di un modo di essere. Per loro, ma solo per loro, Valerio era "il Duca", soprannominato così per i suoi modi gentili e fini che si discostavano un poco dalla sua grinta in gara. Però, all'epoca della palestra Acquaverde, in quel momento della giornata che costeggiava l'ora di pranzo, l'identità di ognuno nella vita quotidiana perdeva senso per lasciare spazio, oltreché all'allenamento puro, alla divertente assurdità che solo un gruppo affiatato può plasmare attraverso sfottò e battute particolarissime, perché riservate a quel cerchio di persone.
Età e professioni differenti che si mescolavano in un cocktail ricco di tanti ingredienti che rendevano lo stare assieme succosissimo. Ecco perché per il gruppo "dell'una e trenta" Valerio resterà sempre "Il Duca", come in quel momento della giornata e durante le cene a cui, quando poteva, partecipava anche lui. L'Acquaverde ha poi chiuso e con la sua chiusura anche la combriccola si è persa, ma solo fisicamente, perché, talvolta, il ritrovarsi è d'obbligo. E ora che Valerio - che si allenava, scherzava e rideva con la sua riservatezza e invidiabile flemma - se n'è andato via, quella confidenza che li accomunava tutti torna fuori prepotente per soffermarsi un attimo a ricordare.Lo stupore e il dolore che arriva ogni qualvolta accade quello che non si vorrebbe accadesse mai, si mescola con un sorriso spontaneo che nasce ripensando ai momenti buffi e autentici passati assieme, allenandosi. «È vero - dicono ora -, Valerio non parlava molto però sorrideva spesso, partecipando quasi fosse un osservatore alle simpatiche canagliate del gruppo, di cui però faceva parte eccome, senza dimenticare di dover svolgere una preparazione fisica fondamentale per rendere al meglio nello sport che amava veramente» .
Stava proprio là l'inghippo: il suo atteggiamento così discreto rendeva la burla quasi reale per chi non conosceva veramente la natura di quell'affiatamento; l'andazzo di quel gruppetto che pareva far tutto tranne che pensare ad alzare pesi o correre sul tapis roulant. La discrezione e la finezza che Valerio intrometteva in punta di piedi e di cui non si poteva fare a meno, perché ne avrebbe perso l'intero spirito dell'una e trenta. Già, discrezione, ma partecipazione: un po' come avrebbe fatto un Duca. Ed era per questo suo porsi che veniva amato. Bastava conoscerlo per volergli bene. Ecco perché in questo momento tutti hanno una domanda per la testa: «Quando ci sarà il funerale?». Ecco la giornata del dolore che la combriccola dell’una e trenta non vuole mancare. Senza strafare, senza esagerare. Portando il cuore e il sorriso di un ragazzo che avevano visto sudare e lottare su una panca insieme a loro.
Alessandro Tabarrani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
