La manifestazione
«Una telefonata alle 7 e Valerio non c’è più»
Il racconto della madre del pilota morto in un incidente al rally Città di Lucca La stanza del figlio è piena di premi, ma il dolore non è ancora esploso
MASSA. La signora Daniela Biancalana è stata svegliata alle 7 del mattino. Al telefono l’amico più caro di suo figlio, quello che lo seguiva sempre in tutte le gare di rally. «Valerio non c’è più. Un incidente», le ha detto Marco Zampolini. Valerio Catelani è il pilota morto poche ore prima dell’alba durante una prova del rally città di Lucca. Con lui c’era l’ex compagna e navigatrice Daniela Bertoneri. Trentasette anni lui, 34 lei.
Marco, dopo averle dato la notizia, è andato a prendere a casa la signora Daniela, in via Enrico Fermi 6, dove Valerio abitava e dove tutto è rimasto come lui l’ha lasciato prima di partire per il suo ultimo viaggio. Sul cuscino del letto c’è ancora il pigiama, piegato alla perfezione. Sul comò alcuni dei premi ricevuti nelle sue gare più riuscite. Poi le sue foto, una davvero bella (ed è quella che la mamma sceglie di far pubblicare sul Tirreno) poi altre che lo ritraggono sul suo primo kart: «Sono stata io a comprarlo - sorride la signora -, ma anche il padre ha contribuito a inculcargli la passione dei motori. Nonostante sia un tipo di poche parole».
Sul muro la foto di un idolo del volante che il giovane Catelani venerava: Ayrton Senna, uno che se ne è andato troppo presto. E una in versione culturista: «Questa no, per favore», chiede la madre. La donna sorride e cerca di soddisfare tutte le richieste del cronista, ma ha gli occhi che fanno capire il dolore che sta vivendo e mettono in imbarazzo chi la sta guardando: «Non sappiamo ancora quando ci saranno i funerali, ma credo che prima di martedì non si farà nulla. Anche perché il nulla osta per la sepoltura hanno detto che lo daranno tra 24 ore».
Daniela sa che non può sfogarsi, almeno in questa fase. Il padre di suo figlio, Giuseppe, ha avuto un infarto da poco e quindi l’onere di questo lutto è tutto sulle sue spalle: «Scusatemi, sono frastornata. Dalla telefonata di Marco è cambiata la mia vita». Ma del suo Valerio parla ancora al presente: «L’ho visto l’altro giorno, ma ultimamente i nostri incontri erano con il contagocce. Da quando il papà si è sentito male il locale era sulle sue spalle. Non si risparmia mai il mio ragazzo».
Mentre la donna racconta non si può fare a meno che dare un’occhiata alla camera di Valerio. E viene in mente il film di Nanni Moretti, la Stanza del figlio. Tutto ricorda lui: i premi, i modellini di auto da rally, il diploma conseguito in uno stage su auto di Formula 3000. «Ci mette molta passione il mio ragazzo - continua a battere cuore di mamma -. Ha sempre fatto tutto con molto impegno, molta dedizione. È per questo, anche se ero contraria perché avevo paura che si potesse fare male, che mi sono decisa di comprargli quel kart. Come era felice quando correva da bimbo, era uno spettacolo vederlo sorridere quando si sfilava il casco».
Un’immagine tenera che però fa a pugni con la notte appena trascorsa, quando il pilota quel casco non è riuscito a sfilarselo perché una curva se lo è portato via. La porta della stanza del figlio si chiude quasi subito dopo aver carpito un altro paio di immagini. «Io vi ringrazio - è il congedo di Daniela Biancalana -, scusate se non vi accompagno ma ho paura che i gatti scappino fuori e poi mi tocca riprenderli». I mici la guardano quasi a voler annuire, poi se ne tornano davanti al letto di Valerio. Forse lo stanno aspettando. Il dolore è qui, in via Enrico Fermi 6 in una domenica che non ti lascia respirare per il caldo.
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