Finanza
«Ecco perché serve l’antimafia alle cave»
L’onorevole Fabio Granata insiste: l’indagine farà chiarezza su “nero”, concessioni, mancate indagini approfondite
CARRARA. «Il sistema cave di marmo di Carrara merita di essere approfondito dalla commissione antimafia: ho posto la questione all'ufficio di presidenza che a settembre, alla ripresa dei lavori, valuterà se accoglierla o meno. Io auspico che l'indagine sia aperta, ce n'è davvero bisogno». L'onorevole Fabio Granata, parlamentare di Fli, vicepresidente della commissione antimafia presieduta dall'onorevole Giuseppe Pisanu, ma anche nel direttivo di Legambiente (sua la battaglia per impedire le trivellazioni petrolifere nell'area della Val di Noto, patrimonio dell'Unesco), risponde alle nostre domande al termine di una settimana particolarmente impegnativa, quella cioè della rievocazione del barbaro attentato al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta.
Da cosa nasce la convinzione che sia necessaria l’indagine della commissione antimafia?
«Partiamo dall'inizio: la commissione antimafia ha competenze specifiche nell'indagare, con poteri analoghi a quelli della magistratura, sulle infiltrazioni della malavita organizzata nell'economia e nei poteri istituzionali, anche territoriali. Io credo che sia meritevole di approfondimento il sistema cave di Carrara: in Toscana e nella vicina Liguria le organizzazioni mafiose sono presenti, e lo sappiamo; quindi, intendiamo verificare se alla luce delle enormi quantità di denaro che ruotano attorno alle cave, e alla luce del fenomeno della mancata fatturazione, ritenuta molto alta, di quel denaro, e anche degli evidenti mancati controlli capillari su questo "nero", non vi siano in atto delle infiltrazioni o comunque dei tentativi di infiltrazione. Partiamo con alcune certezze, ma soprattutto con l'obiettivo di capire e indagare. Prendiamo ad esempio le concessioni - prosegue - vogliamo approfondire i motivi per i quali non vengono rilasciate, nessuno indaga sul perché di fatto ci sia un monopolio, e si permetta di escavare su un bene pubblico senza titoli concessori. Un'indagine - aggiunge - che segue lo spirito con le quali io ed altri esponenti di Fli avevamo presentato delle interrogazioni parlamentari».
Se la commissione dovesse aprire l’indagine, cosa avverrà concretamente?
«Se l'indagine sarà aperta, faremo un calendario di audizioni, e sentiremo tutti i protagonisti: le forze di polizia sicuramente per sapere che tipo di controlli hanno svolto e stanno svolgendo, i rappresentanti dell'amministrazione comunale e quelli di Assindustria, sì, anche il direttore secondo il quale io avrei usato uno stile mafioso. Chiaramente, rispedisco al mittente queste accuse e insinuazioni nei miei confronti, delle quali risponderà anche in altra sede, e quando lo convocheremo, il direttore Balestri, senz'altro ci spiegherà meglio cosa intendeva dire. E' curioso che un sistema economico che genera fatturati così importanti possa operare senza un regime concessorio rinnovato secondo le nuove normative, non trova? O che, secondo alcuni calcoli presuntivi, possa generare un sommerso, un nero, di almeno 30-40 milioni l'anno, se non di più. In fondo anche il ministero dell'economia e quello dell'interno, nel rispondere alle nostre interrogazioni, si erano limitati a fornire dati statistici generali, non aggiornati. Non c'è mai stata una risposta esaustiva. E io ritengo sia arrivata una volta per tutte il momento di fare luce su quello che accade lì da voi alle cave. Ripeto, e concludo: chi può escludere che dietro questa evasione che mi dicono enorme, e dietro questi mancati controlli a tappeto e approfonditi, non vi sia un rischio di infiltrazioni, o non siano già avvenute?".
Che aggiungere? Non resta che aspettare settembre, quando l'ufficio di presidenza della commissione antimafia prenderà le sue decisioni. L'onorevole Granata ha avanzato, per questo scorcio finale di legislatura, solo due proposte di indagine, e una riguarda le cave.. E l'impressione è che proverà a far passare questa sua idea.
Massimo Braglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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