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Racket a luci rosse, 4 condanne

Racket a luci rosse, 4 condanne

Botte e minacce per costringere 7 ragazze a prostituirsi in un night

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MASSA. Costrette a prostituirsi con il clienti del night club a suon di botte e minacce per quattro i anni, finché una di loro non ha trovato il coraggio di ribellarsi e denunciare i loro aguzzini. Che, ieri, ha potuto finalmente vedere condannati.

Si è chiuso con quattro condanne il processo di primo grado per sfruttamento della prostituzione legato al night Tibi Dabo alla Partaccia. Sette le ragazze coinvolte, polacche, romene e una brasiliana. Tutte senza permesso di soggiorno, erano state arruolate come intrattenitrici dei clienti. In realtà i titolari del night club pretendevano che avessero rapporti sessuali con i clienti, dentro e fuori dal locale, ed esigevano una percentuale sul compenso. Per chi si ribellava erano botte e minacce.

Questo ha raccontato alle forze dell’ordine una delle donne, una ragazza polacca che ha subito le angherie dal 2002 al 2006, quando si è decisa a far denuncia. A convincerla, l’aggressione del titolare al suo accenno di voler chiamare il 112 e le minacce per essersi rifiutata di “lavorare”.

Sono scattate subito le indagini della squadra mobile, coordinate prima dal pm Federico Manotti, poi dal collega Dello Iacono, quindi il rinvio a giudizio per Paolo Cattaneo, 72 anni (difeso da Alessandro Maneschi), Dante Santagostini, 63 (difeso da Anna Lucia Firomini), Franco Aliboni, 64 (difeso da Franco Perfetti e Paolo Quadrella), e Natalya Rastorgueva, kazaka, 36 (difesa da Fabio Sommovigo).

La ricostruzione dei fatti, dal racconto della donna alle prove raccolte, compresi certificati medici, ha convinto i giudici Failla, De Mattia e Aracri che, dopo sedici udienze e oltre sei ore di camera di consiglio, hanno condannato Cattaneo a 4 anni di reclusione, Santagostini a un anno e 6 mesi, Rastorguyeva a un anno e Aliboni a 4.700 euro di multa. Assolti per prescrizione del reato, invece, dall’accusa di aver fatto lavorare persone senza permesso di soggiorno. Alla ragazza, difesa da Anna Maria Giannecchini, sostituita da Ersilia Cappiello, i giudici hanno riconosciuto un risarcimento di 5mila euro. (f.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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