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Il procuratore Grasso: la mafia alle cave c’è stata

Il procuratore Grasso: la mafia alle cave c’è stata

PONTREMOLI. «Sì, la mafia ha avuto a che fare anche con le cave di marmo di Carrara»: sono le parole del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, intervistato pubblicamente agli incontri del...

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PONTREMOLI. «Sì, la mafia ha avuto a che fare anche con le cave di marmo di Carrara»: sono le parole del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, intervistato pubblicamente agli incontri del Salotto d'Europa di Pontremoli ieri pomeriggio. Incalzato dalle domande dell'organizzatore Alfredo Bassioni e dal giornalista David De Filippi, Grasso ha parlato del sistema mafia legato al mondo dell'edilizia, del cemento, ma anche del marmo. «La mafia è tentata da questi settori ed è quindi normale che abbia provato ad avanzare verso le cave di marmo». Il riferimento, ma su questo non è entrato nel merito, è probabilmente alle pagine oscure dei primi Anni Novanta, quando sulle nostre Apuane c’erano personaggi come Girolamo Cimino, cognato di Buscemi, giunti attraverso la Sam-Imeg, come ricordato da Enrico Deaglio - l’autore del “Vile Agguato” - nei mesi scorsi. Nessun commento diretto sulla proposta dell’onorevole Fabio Granata di chiedere un’indagine della commissione antimafia sul “sistema cave” oggi.

Un appuntamento toccante, quello di Grasso, dove lo stesso procuratore si è spesso commosso, nel raccontare alcuni episodi del suo lungo percorso professionale. Alla domanda di De Filippi "Come si vive da latitante?", Grasso ha risposto che fa parte del mestiere. «Quando si percorrono certe professioni, diventa normale vivere in un certo modo. Non è facile, perché per avere la possibilità di passeggiare per mano a mia moglie, ho la necessità di andare all'estero a fare una vacanza segreta. Ma tant'è. Ho una vita blindata che non permette improvvisazioni».

Grasso, salutato dal magistrato Ferri e dal sindaco di Pontremoli, ha poi raccontato degli episodi in cui ha scampato ad attentati mortali. In un periodo di testa a testa tra Stato e mafia, gli venne comunicato che per "ammorbidire" lo Stato Totò Riina aveva fatto il suo nome, come possibile vittima da colpire.

Oltre alla piazza, davvero affollata, è stata molto seguita la diretta su www.salottodeuropa.com, con accessi da varie parti d'Italia.

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