Il Tirreno

la ricercatrice nadia bellÉ e il servizio del tg2

«Il nostro territorio devastato dall’industria chimica»

«Il nostro territorio devastato dall’industria chimica»

CARRARA. La dottoressa Nadia Bellè, ricercatrice dell’Università di Firenze, torna sul recente servizio televisivo del Tg2 relativo alla triste eredità del polo chimico: «Il servizio del Tg2 - spiega...

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CARRARA. La dottoressa Nadia Bellè, ricercatrice dell’Università di Firenze, torna sul recente servizio televisivo del Tg2 relativo alla triste eredità del polo chimico: «Il servizio del Tg2 - spiega - ha avuto l’unico demerito di rappresentare la devastazione ambientale del nostro territorio, se questo è un demerito. Alla fine degli anni Sessanta - ricorda - le principali attività produttive che si svolgevano nella Zona Industriale erano legate all’industria della chimica e della metalmeccanica. Nell’ambito della chimica il più importante insediamento era legato alla produzione dell’ammoniaca e ai derivati propilenici, quali ossido di propilene e glicoli di propilene. In seguito a nuovi insediamenti quali la Montecatini-Azoto e la Rumianca-Cokapuania venne iniziato il trattamento di un minerale titanifero dalle cui scorie ricche di titanio veniva estratto il “bianco di titanio” e la “ghisa in pani”. Nella Zona Industriale, sempre alla fine degli anni 60 venivano prodotti fertilizzanti fosfatici e concimi complessi, una vasta gamma di prodotti chimici per l’industria quali cloro liquido, soda caustica, trielina, acido cloridrico, acido formico, anidride arseniosa, terre decoloranti e protossido di azoto per anestesia. Tra le sostanze che venivano prodotte negli stabilimenti della Zona vi era anche quella della distillazione di arsenico per ogive, produzione che avveniva all’interno dello stabilimento Rumianca. Produzioni che si sono protratte sino agli anni 80 e i cui esiti sono stati pubblicati in una ricerca, relativa al periodo 2005/2010, condotta dal Cnr di Pisa in collaborazione con l’Osservatorio di epidemiologia dell’Agenzia di Sanità della Toscana e che ha rilevato sull’area Apuana un tasso di mortalità maschile superiore del 10% rispetto al resto della Regione. A Massa Carrara i tumori al fegato sono superiori al 53% rispetto alla media regionale, i tumori alla laringe del 64% e i tumori alla pleura del 131%». E aggiunge: «E’ sicuramente scomodo il momento, visto che il turismo rimane una delle poche economie locali, nel quale è stato trasmesso il servizio ma è altrettanto vero che la politica sembra ispirata al mito di Procuste, nel senso di intendere che la sua dimensione effettiva debba essere anche quella ideale per tutti gli altri. Nel frattempo qui si continua a perdere posti di lavoro e ad ammalarci», conclude amaramente.

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