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Renzo Fialdini si difende Scontro Manotti-Martini

Renzo Fialdini si difende Scontro Manotti-Martini

MASSA. Hanno iniziato a sfilare in aula i testimoni delle difese dei tredici imputati del processo sulle cremazioni fantasma del Mirteto. L’udienza ieri però si è aperta con una dichiarazione...

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MASSA. Hanno iniziato a sfilare in aula i testimoni delle difese dei tredici imputati del processo sulle cremazioni fantasma del Mirteto. L’udienza ieri però si è aperta con una dichiarazione spontanea dell’ex funzionario del Comune Renzo Fialdini, alla sbarra perché responsabile dell’ufficio servizi cimiteriali. Fialdini - difeso dagli avvocati Roberto Iacopetti e Adriano Martini - ha detto di non riconoscere come sue e di non averle mai viste alcune pagine del registro con la copertina rossa dove venivano annotate le cremazioni. Registro che era stato sequestrato dai carabinieri in uno dei primi blitz dell’Arma nel palazzo municipale all’indomani degli arresti. Le parti che l’ex funzionario non ha riconosciuto come sue probabilmente, secondo la sua ricostruzione, sono state trovate sulla scrivania di un suo sottoposto.

Il pm Federico Manotti comunque ha contestato la dichiarazione spiegando che comunque essendo a capo della struttura Fialdini doveva essere al corrente di tutto.

Tra l’altro ieri è stato sentito, insieme ad altri dipendenti ed ex dipendenti del Comune, l’addetto alla polizia mortuaria che ha ricoperto l’incarico dal 1995 al 2004. È stato lui a far nascere il registro per le cremazioni, dato che il forno è entrato in funzione a Mirteto nell’ottobre del 2004, due mesi prima che Renzo Lazzini venisse spostato in un altro ufficio. Il dipendente comunale ha detto di aver lasciato tutte le informazioni utili a Fialdini spiegando come fare a registrare le operazioni di cremazione. Tra le altre cose Lazzini ha chiarito anche un fatto rimasto finora oscuro: in quel registro venivano annotate tutte le cremazioni e non solo quelle dei residenti di Massa. Durante la deposizione del teste c’è stato spazio anche per un vivace scambio di impressioni tra Manotti e Martini (non proprio una novità per questo processo). Urla per una manciata di secondi - su una cosa detta da Lazzini -, poi il presidente del collegio Puzone (gli altri due giudici erano Aracri e Ferri) ha riportato la calma.

È stato sentito tra gli altri anche un amico di Fialdini che ha supportato la tesi dell’ex funzionario comunale sull’acquisto dell’auto che secondo l’accusa è una regalia del titolare di Euroservizi, la ditta che aveva l’appalto per le cremazioni, Renato Alibani (anche lui alla sbarra). Fialdini ha sempre detto di averla acquistata con i suoi soldi e di non aver fatto prelievi in banca perché i cinquemila euro erano i soldi che gli amici gli avevano rimborsato per aver acquistato del vino per loro conto. Il teste ha confermato questo. Prossima udienza a settembre.

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