Finanza
«La Provincia scompare e noi perdiamo il posto»
Dipendenti (e non) degli enti pubblici si sono riuniti ieri in assemblea Facce tirate e fortissima preoccupazione, sul loro futuro pesa l’incertezza
MASSA. Dopo undici anni di precariato, a 45 anni Francesca aveva strappato da poco un contratto a tempo indeterminato. Letizia precaria lo è ancora e, dopo aver vissuto sulla sua pelle la soppressione dell’ente che per anni le ha dato un impiego, l’Apt, ora vede di nuovo sgretolarsi intorno a sé le pareti dell’ufficio.
Letizia e Francesca lavorano in Provincia e ieri mattina c’erano anche loro all’assemblea dei lavoratori di tutti gli enti pubblici del circondario – 5mila solo i dipendenti – convocata a Palazzo Ducale e a cui hanno partecipato Uil e Cgil. Provincia, Comuni, prefettura, istituti di previdenza, Asl: la sala della Resistenza gremita di dipendenti, collaboratori, personale a tempo determinato. Tutti accorsi per cercare di capire che fine faranno una volta che la scure della spending review di Monti si sarà abbattuta sulla Provincia. Accorpati con Lucca? Con nuove funzioni? E i servizi ai cittadini? La questione nazionale cala sulle loro teste e le loro storie .
Un solo tagliaerba per 150 Km. Paolo Rustighi, 60 anni, è istruttore tecnico e si occupa di sorvegliare i 700 chilometri di strade della provincia. Dalle 7 alle 13, per 1.250 euro al mese. «Il contratto è fermo al 2009 – spiega – e io, che tre anni fa al supermercato potevo spendere sulle 450-500 euro al mese, per la stessa spesa oggi ne spendo 600. Ma i soldi sono gli stessi di tre anni fa. E con due figli all’università è dura». Guardando al passato, qualche spreco da parte dell’ente c’è stato. «Forse in alcuni casi la gestione era un po’ sopra le righe – ammette – ma oggi siamo solo 35 operatori per 700 chilometri, dieci per tutta la costa. Figuriamoci che per 150 chilometri abbiamo in dotazione un solo tagliaerba».
Torna l’incubo precariato. Francesca Pinelli, 48 anni, lavora alla segreteria dell’ufficio personale. Il suo ingresso in provincia è datato 1998 come lavoratrice socialmente utile. «Poi cominciarono i contratti annuali, sempre molto sospirati – spiega – poi quelli di collaborazione, poi le trattative, il tempo determinato nel 2008 e, finalmente, quello indeterminato l’anno dopo». A 45 anni, con una laurea in giurisprudenza, Pinelli ottiene il suo primo contratto fisso; stipendio 1.100 euro. «E ora siamo punto e a capo. Certo così non si può vivere serenamente: c’è ripiombata addosso tutta l’angoscia del passato».
La spending review? Già fatta. Claudia Bigi è ragioniere capo, una dei sette dirigenti dell’ente. È in Provincia dal 1994, lo stipendio è di 2.700 euro al mese. «La nostra Provincia l’ha già fatta da tempo la spending review – spiega – e in tre anni in bilancio c’è stato un taglio di 5 milioni di euro. Le Province hanno tagliato otto volte quello che hanno tagliato i Comuni. E continua l’incertezza su quali risorse taglieranno e come saranno riorganizzate le funzioni. Perché, se Massa-Carrara va con Lucca, ci saranno doppi funzionari per ciascun settore. Cosa si ha intenzione di fare? E cosa succederà dopo Monti.
Fannulloni a noi? È un’offesa. «Ormai ci hanno affibbiato l’etichetta dei fannulloni e penso che questo abbia influenzato Monti, convincendolo a tagliare». Pierpaolo Fini, 53 anni, da 25 è operai ai lavori pubblici della Provincia. «Questo mi offende – spiega – anche perché gli sprechi non sono nelle province, anzi. Noi siamo sotto organico e senza mezzi, costretti a lavorare rattoppando qua e là le strade. È logico che il risultato è insoddisfacente e la gente si convince che la Provincia non serve. Ci rimettiamo noi e i cittadini».
Spenta la passione, uccisa la speranza. Letizia Bragazzi, 43 anni, laurea in lingue e specializzazioni nel settore turistico, ha negli occhi la rassegnazione. Il suo contratto Co.co.co da poco più di mille euro al mese scade il 31 dicembre, termine “x” anche per le Province. E per lei è un incubo che torna. «Prima lavoravo all’Apt ma è stato soppresso – spiega – e sono passata alla Provincia. Ora anche la Provincia sarà soppressa. Faccio un lavoro che mi piace, lo faccio con passione, ma non posso non chiedermi dove sarei oggi se avessi scelto di rinunciare a questa passione e optato per un’occupazione che mi piaceva meno ma mi garantiva un posto più sicuro. Però credo anche che permettere alle persone di lavorare nel campo che più sento affine sia anche una garanzia sul piano sociale».
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