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Gli tolgono l’operatore sociale, disabile perde 40 chili

Gli tolgono l’operatore sociale, disabile perde 40 chili

Paolo veniva assistito da diversi anni. Ma la crisi ha imposto i tagli: a nulla sono valsi gli sos lanciati dalla famiglia sia all'Asl sia al servizio sociale

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Ha perso 40 chili in pochi mesi perché come regalo del 18° compleanno gli è stato tolto Paolo, il suo operatore. «Il sindaco convochi urgentemente la conferenza dei servizi - è Domenico Ceccotti a intervenire, recentemente riconfermato all'unanimità presidente regionale dell'Anmic -. È giusto eliminare gli sprechi ma bisogna fare attenzione a non ledere i diritti fondamentali delle persone con disabilità, oggi pesantemente messi in discussione. I tagli radicali e indiscriminati al Fondo per le politiche sociali e a quello per la non autosufficienza priveranno di assistenza alte percentuali di disabili e questo è uno scenario drammatico che penalizza le famiglie, sovraccaricandole e impoverendole, con il rischio di emarginazione». È preoccupato il presidente regionale degli invalidi civili, Domenico Ceccotti, anche assessore alle politiche sociali della Provincia di Massa-Carrara. Riceve sempre più spesso persone in difficoltà e allora gli chiediamo se conosce casi limite.

«Ci sono molti casi purtroppo, di famiglie con disabili che vivono situazioni drammatiche. Una famiglia di Massa, per esempio, sta vivendo una situazione al limite dell'impossibile. Una storia che fa male raccontarla. Vittima del sistema è un ragazzo portatore di handicap, traumatizzato già in passato per la morte della madre e per il brusco allontanamento dal padre da parte del servizio sociale, (un errore di affido poi rientrato). Al raggiungimento del diciottesimo anno di età, è stato privato dell'operatore che lo seguiva fin da quando era bambino. Il ragazzo frequentava la scuola, il centro di Ronchi e riusciva ad avere una vita sociale. A seguito della decisione "superiore" di privarlo di quella persona di riferimento, con il quale aveva instaurato un ottimo rapporto, il ragazzo ha subito uno choc e in un anno ha perso 40 chili. Sulla pianta dei piedi si sono formate piaghe perché rifiuta di camminare. Rimane ore ed ore immobile, rifiutando il cibo. L'alternativa all'operatore, secondo il protocollo sanitario-sociale, sarebbe il centro Anffas a cui è stato indirizzato. Un centro dove il ragazzo rifiuta di andare.

A nulla sono valsi gli sos lanciati dalla famiglia sia all'Asl sia al servizio sociale: sono trascorsi quasi due anni e l'operatore non arriva. Il padre, nel rimpallo tra Asl e Comune, sente parlare di progetti ma il tempo passa, la vita passa, e il ragazzo regredisce ogni giorno di più. Per un disabile l'assistenza è un diritto, non dobbiamo dimenticarlo". Il ragazzo vive con il padre, che ha perso anche il lavoro per assisterlo, e un altro fratello, malato psichico. "Purtroppo questo è un caso limite a cui le istituzioni devono dare delle risposte immediate prima che succedano drammi maggiori a cui non sarebbe possibile porre rimedio. Invito il sindaco Pucci a convocare urgentemente la conferenza di servizi per salvare una famiglia problematica ma che non ha perso la dignità".

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