Il Tirreno

Tagli nel pubblico impiego tremano in cinquemila

di Claudio Figaia
Tagli nel pubblico impiego tremano in cinquemila

Provincia verso l’accorpamento, incertezza sul futuro dei dipendenti ma salgono i timori di esuberi e mobilità anche nei Comuni e negli altri enti

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MASSA. Saremo “deportati” a Lucca o Livorno? Ci ritroveremo “in esubero”, accorpati al Comune o, addirittura, alla Regione? Chi saranno i nostri nuovi “capi”, quali le nostre funzioni e – soprattutto – avremo ancora un posto di lavoro?

Sono tempi di incertezza e preoccupazione per i 308 dipendenti di Palazzo ducale. La Provincia, così ha sentenziato il governo Monti, scomparirà, o perlomeno, verrà accorpata a quella di Lucca (ma potrebbe nascere anche un ente Livorno-Lucca Massa Carrara): tutto cambierà per i travet di piazza Aranci. O, forse, visto che siamo il paese dei Gattopardi, tutto resterà come prima.

Di sicuro, il futuro è confuso. A giorni è atteso un nuovo decreto che definirà i criteri per stabilire i confini delle nuove province; poi si discuterà di un piano di riordino che sarà definitivamente approvato dal governo entro settembre. Sempre entro settembre, la presidenza del consiglio dovrà stabilire l’elenco dettagliato delle funzioni che saranno trasferite ai Comuni e alle Regioni. Sembra certo che alle Province rimarranno le competenze relative alle strade provinciali, al trasporto locale e all'ambiente. Mentre come verranno riorganizzate le altre funzioni finora assolte dalle Province – dalle scuole alla cultura, alla formazione – non è ancora ben chiaro.

Ma non è solo questione di competenze, funzioni, uffici. Lo spending review annunciato da Monti si sta progressivamente trasformando da revisione di spesa in una vera riforma del settore pubblico. E con sempre più insistenza si parla di mobilità, esuberi, licenziamenti. Termini fino a ieri sconosciuti nel vocabolario dei lavoratori del pubblico impiego. Parole che accendono paure nuove , non solo tra i dipendenti della Provincia, ma in tutti i dipendenti del “pubblico”.

«Timori fondati: dopo il sostanziale blocco delle assunzioni, il contingentamento del turnover, la prospettiva che il governo intenda ad arrivare anche a misure di riduzione diretta del personale con esuberi, mobilità, pre-pensionamenti e licenziamenti non è certo da escludere. Il tutto in nome dei tagli alla spesa pubblica, senza badare alla qualità dei servizi erogati, però», dice Silvano Leoni della Fp Cgil.

I segnali già ci sono: entro fine anno il governo determinerà per decreto la dotazione organica ottimale di ogni ente.Comuni o altri enti che supereranno l’organico del 20% dovranno rientrare gradualmente nel tetto con il blocco del turn over e di nuove assunzioni. Quelli che supereranno il limite del 40% dovranno dichiarare “in esubero” parte del personale. «E se il governo, come pare sia l’orientamento, definirà le piante organiche sulla base del rapporto dipendenti/abitanti e conteggerà anche le società partecipate (Asmiu, Apuafarma,Cermec, Amia ecc.), saranno davvero dolori», prevede ancora Leoni.

Vacillano, insomma antiche sicurezze: l’assioma dipendenti pubblici-posto fisso si sgretola e per l’esercito degli oltre 5mila lavoratori “non privati” della provincia il futuro è pieno di punti interrogativi.

Anche se per loro, va detto, la cura dimagrante è già iniziata: dal 2007 ad oggi, il personale nella prefettura e negli uffici giudiziari è sceso di 155 unità; di 78 negli enti locali (Comuni e Provincia); di 42 unità negli enti non economici (Inps, Inail ecc.) Solo l’Asl ha assunto, E parecchio: 340 unità in più rispetto al 2007 (anche per effeto di alcune internalizzazioni).E anche questo è significativo.

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