Il dolore
«Qui siamo il Sud del Nord»
Innovazione e sviluppo, dura autocritica di Confartigianato: «Si aspettano solo gli incentivi fiscali...»
CARRARA. I mercati cambiano, ma le imprese apuane non tengono il passo dell'innovazione. Pochi investimenti, scarsissima disponibilità a cambiare il proprio mercato e le proprie strategie, limitata propensione all'aggregazione: le aziende artigiane della provincia sembrano cristallizzate in una realtà ormai vecchia e sono quindi poco preparate ad affrontare le sfide dell'innovazione e della crisi globale.
E' quanto emerge dal rapporto "Fare impresa nel terzo millennio", un approfondimento presentato da Confartigianato e basato sui dati dell'Osservatorio del Centro Studi di Confartigianato, dell'archivio Unioncamere e del rapporto economia 2011-2012 dell'Istituto Studi e ricerche della Camera di Commercio apuana. Un giudizio decisamente negativo, ulteriormente appesantito dalle parole di Giovanni Porta, del direttivo di Confartigianato e presidente del settore Alimentare di categoria: «Qui non c'è la volontà, l'ambizione e la lungimiranza che servono per fare impresa, manca lo spirito imprenditoriale. Massa-Carrara - ha dichiarato Porta in occasione della presentazione del report - è il Sud del Nord Italia, con tutte le conseguenze negative che ne derivano».
Gli artigiani apuani, dice l'indagine, non investono più, non fanno rete e non cercano nuovi clienti: colpa dei difficili rapporti con le banche ma non solo. I problemi, ha sottolineato ancora Porta, nascono anche da una mentalità imprenditoriale ormai sorpassata: lo dimostra, secondo l'esponente di Confartigianato, il fatto che il 54 per cento degli artigiani locali per ottenere nuove quote di mercato speri nelle agevolazioni fiscali dello Stato, nei finanziamenti agevolati (42 per cento) o nei corsi di formazione, strumenti a detta di Porta non adeguati allo scopo. «Non è così che ci si ritagliano nuove quote di mercato - ha affermato - bisogna investire e innovare, cosa che a Massa-Carrara fanno davvero in pochi».
E nonostante sia ormai assodato che per reggere la sfida della globalizzazione servono imprese forti e grandi, a Massa-Carrara la propensione a fare rete resta scarsissima: secondo i dati di Confartigianato solo il 16 per cento degli artigiani locali ha avuto esperienze di aggregazione, a fronte di un 84 per cento di aziende che non ha mai provato a unirsi in cooperative o consorzi. La lista delle difficoltà denunciate dai nostri artigiani nel competere sui nuovi mercati, rappresenta uno spaccato molto chiaro della situazione: il 64 per cento delle imprese ammette di avere un livello di innovazione tecnologica insufficiente, il 60 per cento ha problemi ad aggiornarsi su normative e nuove tecnologie, il 38 per cento punta il dito contro la scarsa propensione a fare rete dei colleghi e il 30 per cento se la prende con le difficoltà di accesso al credito.
Un quadro negativo, ulteriormente complicato dagli effetti della crisi e anche in questo caso per capirlo basta leggere i numeri: nell'ultimo trimestre del 2011, le imprese cessate (329) hanno superato quello delle nuove iscrizioni (309) in un dato confermato anche nel primo trimestre del 2012, che ha registrato 624 cessazioni a fronte di 505 iscrizioni. Ancora più drammatici i dati delle imprese artigiane: nell'ultimo trimestre del 2011, su un totale di 6.081 imprese attive, quelle cessate sono state 122 contro le 86 nuove iscritte; nei primi tre mesi di quest'anno, a fronte di 177 nuove iscrizioni, 236 aziende hanno chiuso i battenti. Un trend confermato anche nell'altro rapporto presentato ieri da Confartigianato e dedicato alle dimensioni aziendali delle imprese del nostro territorio, da cui emerge che in linea generale le aziende con dipendenti, quindi quelle di maggiori dimensioni, affrontano meglio la competizione e le difficoltà di questa fase economica, rispetto a quelle più piccole, senza dipendenti. (c.ch)
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