Finanza
«Farmoplant, 25 anni dopo»
Il consigliere Ortori: «Prevale la volontà di dimenticare»
MASSA. «17 luglio 1987. L'episodio più drammatico che ha interessato la nostra comunità, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, si presenta alle prime luci dell'alba squarciando il cielo con una immensa e densa nube di fumo nero, diffonde panico e produce un esodo di massa da abitazioni, campeggi e spiagge...». Simone Ortori, consigliere comunale disel, ricorda il dramma della Farmoplant.
« L'incubo di Bhopal e Seveso, incombe su questa provincia e decreta a "furor di popolo" la chiusura definitiva dello stabilimento Farmoplant, i preziosi documenti filmati delle emittenti locali immortalano questi momenti; le manifestazioni spontanee, la folla in piazza Aranci, la carica della polizia, il sindaco Pennacchotti che, megafono alla mano, annuncia alla popolazione che assedia Palazzo Ducale la chiusura dello "fabbrica dei veleni".Quelle giornate e l'intera stagione politica scandita dalla "vicenda Farmoplant" dovrebbero rappresentare un immenso bagaglio di produzione culturale e politica, utile alla crescita delle coscienze e delle proposte per il presente; la crisi della cultura industrialista, la crescita della "questione ambientale", la "riconversione ecologica dell'economia", sono temi che parlano della drammatica condizione del territorio e del Paese e che potrebbero dare un notevole contributo alla crescita della società e della Politica.
Purtroppo quello che ho percepito in modo diffuso, sia nel corpo cittadino sia nella politica, è la volontà di dimenticare, di lasciare che gli anni seppelliscano la vergogna di essere stati una colonia a disposizione della Farmoplant.
Questo siamo stati, colonizzati, colpevoli di non avere scelte dal punto di vista occupazionale, incapaci di produrre alternative perché privi di imprenditoria e di spirito cooperativo, ci siamo tappati occhi, naso ed orecchie aprendo le porte all'assistenzialismo di Stato targato Montedison che, purtroppo, continuerà a presentare alla salute di tutti il proprio conto ancora per parecchi anni.
La questione, oggi, non è impugnare quella stagione come un'arma di polemica politica, ma utilizzarla come terreno di confronto collettivo, cittadino, per evitare di fare crescere le nuove generazioni senza questa parte di memoria che parla del nostro territorio ed, attraverso esso, di una parte di storia del Paese - dice Ortori - Paradossalmente se non ci fosse stata l'esplosione del 17 Luglio 1988, chissà per quanti anni ancora saremmo stati a discutere, (nonostante il referendum del 25 ottobre 1987 avesse espresso a stragrande maggioranza la volontà cittadina della chiusura) chissà, ancora, quali erano state le reali decisioni della Farmoplant in merito alla propria presenza a Massa».
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