Finanza
«Antimafia pensi a Falcone e Borsellino»
Anche il presidente Baccioli contesta l’onorevole Granata: «Ci offende e ignora la nostra realtà economica e sociale»
CARRARA. L’annuncio di voler ricorrere alla commissione antimafia per il nostro territorio e in particolare per il “sistema cave” fa ancora discutere. Ed anche il presidente provinciale dell’Associazione Industriali, l’ingegner Giuseppe Baccioli, contesta duramente le parole dell’onorevole Fabio Granata e la proposta di voler fare aprire un’indagine alla commissione parlamentare di cui è vicepresidente sulla presunta «gigantesca evasione fiscale» nella compravendita dei blocchi (stimata dal parlamentare di Fli in 180 milioni di euro negli ultimi cinque anni).
La proposta di Granata - tuona Baccioli - è innanzitutto offensiva e ignorante, nel senso etimologico di chi ignora le cose e il territorio. «Una commissione antimafia - sottolinea con forza ma anche con amarezza il presidente Baccioli - ha senso nel momento in cui un tessuto imprenditoriale e un tessuto di controllo fossero contemporaneamente pervasi da un comportamento delinquenziale. Quanto apparso sui giornali relativamente alla necessità di far intervenire l'antimafia ci sembra offensivo e ignorante. Offensivo nei confronti della magistratura e delle forze di polizia, finanza e carabinieri che nel territorio esprimono un corpo sano e assolutamente non inquinato da alcunchè. E' assolutamente vergognoso che questi valori siano messi in discussione. Ignorante - aggiunge Baccioli - nei confronti dell'imprenditoria del territorio, dove il termine ignorante sta a significare la non conoscenza della nostra storia e dei valori che l'hanno permeata da più di cento anni ad oggi».
E prosegue: «Tutti coloro che appartengono al nostro territorio sanno qual è la cultura storico-politica degli imprenditori e sanno bene che è assolutamente intrinsecamente lontana dalla cultura mafiosa. Insieme agli imprenditori privati operano nel mondo del marmo le Cooperative e le Multinazionali e anche per costoro la refrattarietà alla cultura mafiosa è scritta nel loro Dna. E per quanto riguarda le forze politiche del territorio, proprio l'ultimo episodio del non accordo sulla tassa marmi (mancato accordo che noi riteniamo comunque sbagliato) di certo è evidenza che non ci sono commistioni». Insomma, «Per questi motivi non è assolutamente necessaria una commissione antimafia perché siamo certi che se episodi poco chiari possano essere esistiti e possano verificarsi anche nel futuro, le forze presenti saranno in grado di isolarli e respingerli. Siamo in questi giorni a vent'anni dall'uccisione di Falcone e Borsellino - conclude Baccioli - e tutti aspettiamo ancora la verità definitiva su questi episodi, forse l'onorevole Granata, invece di farsi trascinare da sedicenti giustizialisti, farebbe meglio a cercare le risposte che il paese attende».
Anche una stilettata polemica, quindi, che però non maschera l’amarezza di fondo provocata dall’uscita dirompente dell’onorevole Granata. «Semmai - osserva Baccioli - ci si potrà dire che siamo anarchici, o repubblicani, ma bisogna proprio non essere carraresi o carrarini che dir si voglia per non sapere che la nostra cultura e la storia socio-politica non si è mai mescolata con fiancheggiamenti di natura mafiosa. Soprattutto alle cave c’è un rigetto totale».
Una conferma arriva anche dalla storia: quando Girolamo Cimino, cognato di Buscemi, entrò nella gestione delle cave del gruppo Sam-Imeg - primi Anni Novanta, una delle pagine più buie della storia moderna carrarese - da un lato il pm Augusto Lama aprì prontamente un’inchiesta (che peraltro gli fu avocata successivamente, ma questa è un’altra storia), dall’altra il movimento pubblico condotto dal Memo Brucellaria ne mise subito in luce i pericoli.
E il nero alle cave?
Il presidente Baccioli non ha dubbi: «Il nero, se esiste, è una forma di concorrenza sleale, lungi da noi qualsiasi intendimento di difendere singoli comportamenti illegali contro i quali, se ne fossi a conoscenza, non esiterei un attimo a presentare io stesso denuncia. Ma si torna al punto di partenza: cosa c’entra con l’antimafia?».
Ma se davvero a settembre la commissione antimafia dovesse arrivare e aprire un’indagine?
«Daremmo la massima collaborazione con la massima trasparenza. Ma faremmo capire subito che qui non ce n’è bisogno. Qui abbiamo bisogno di attrarre investimenti, di portare aziende, è questo che da quando mi sono insediato certo di favorire. E di tutto abbiamo bisogno tranne che di questa immagine che qualcuno vuole forzatamente asssegnarci. Il territorio mafioso, come purtroppo quello che c’è in certe zone del Sud, è il vero freno allo sviluppo. Noi, per storia e dignità, non possiamo essere paragonati ai territori mafiosi. E’ troppo offensivo». (m.b.)
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