Proteste
«Marmo scavato illegalmente e nessun beneficio per la città»
MASSA. “Sindaco, rispetta gli impegni: chiudi quella cava”. È il senso della lettera aperta che un pool ambientalista – Cai, Italia Nostra, la Pietra Vivente, Grazia Francescato del coordinamento...
MASSA. “Sindaco, rispetta gli impegni: chiudi quella cava”. È il senso della lettera aperta che un pool ambientalista – Cai, Italia Nostra, la Pietra Vivente, Grazia Francescato del coordinamento nazionale di Sel ha inviato a Roberto Pucci. Eccone ampi stralci: «Signor sindaco, contrariamente alla sua dichiarazione all'inchiesta pubblica del 13 aprile che Padulello e Focolaccia non dovevano essere riaperte, il Comune ha rilasciato l'autorizzazione paesaggistica alla cava Padulello e vorrebbe far applicare l'articolo 167 del codice dei Beni Culturali relativo ad abusi edilizi per sanare la posizione di questa cava. Ci aspettiamo che con un atto di coerenza il Comune ritiri l’autorizzazione paesaggistica, avendo già chiuso la cava nel suo precedente mandato, cava riaperta dall’amministrazione Neri al solo fine del ripristino ambientale. Sappiamo tutti che lo scavo in galleria produce lo stesso danno alla risorsa d'acqua che uno scavo a cielo aperto; sappiamo che la ditta non ha rispettato le prescrizioni del Parco, e ha scavato per alcuni anni anche senza autorizzazione come hanno pubblicamente dichiarato. E il Comune nello stesso periodo ha percepito la tassa marmi per il marmo escavato in maniera illegale.
A lei, sindaco spetta tutelare il bene comune: da una parte ha un imprenditore che non ha rispettato leggi e paesaggio; dall’altra i beni di una comunità che dovrebbero essere conservati integri per le future generazioni e sono tutelati per legge, essendo sopra i 1.200 metri. Una comunità, la nostra, che, per l'ignavia delle amministrazioni, viene giornalmente depredata dei suoi beni. L'alienazione delle cave infatti viene esercitata sulla base di una legge del 1846, con l’avallo del dirigente senza passare più dal consiglio comunale, con canoni risibili, senza nessun beneficio per la collettività.
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