Trasporti
l’intervento
DI ELENA CORDONI Il Pal di cui si sta discutendo in questi giorni non è più quello presentato mesi fa che prevedeva una riorganizzazione degli ospedali pensando alla sanità alla luce del nuovo...
DI ELENA CORDONI
Il Pal di cui si sta discutendo in questi giorni non è più quello presentato mesi fa che prevedeva una riorganizzazione degli ospedali pensando alla sanità alla luce del nuovo ospedale che sarà pronto alla fine del 2013 e attivato nel 2014.
Era un progetto logico, funzionale che risolveva alcuni problemi endemici dei nostri ospedali, univa le forze, utilizzava le sale operatorie da poco messe a norma e più funzionali, consentiva all’ospedale di Carrara di riorganizzarsi alla luce delle sue future funzioni, iniziava a far lavorare insieme il personale e riusciva anche a diminuire i costi della nostra sanità senza penalizzare gli utenti.
Ne è stata rinviata la sua approvazione aspettando che passassero le elezioni di Carrara ed oggi è sul tavolo dei sindaci un Pal straordinario 2011- 2013 (siamo già a metà 2012!), totalmente rovesciato di cui non capiamo la razionalità e neppure i risparmi, che restano invece urgenti.
Perché è successo? Dov’è il lavoro predisposto dal gruppo di lavoro nominato dalla Conferenza dei sindaci?
Ed i cittadini assistono, un po’ spaventati, ad un dibattito tra medici del settore divisi sulla efficacia sanitaria della ipotesi presentata.
Confesso un po’ amaramente che quello che sta succedendo è un già visto ed a cui neanche questa direzione sembra potersi sottrarre: sto parlando della morsa dei campanilismi espressi dal territorio che sono in gran parte i responsabili del disavanzo finanziario di questi anni.
Una politica sanitaria prigioniera dei localismi, priva di una visione generale (e ce ne sarebbe più bisogno che mai visto il vento che tira da un punto di vista finanziario nazionale) ed inconsapevole oggi più di ieri del fatto che l’ospedale che stiamo costruendo sarà per acuti e che vi è bisogno di una rete territoriale forte e diffusa.
Molti medici (non dico tutti), prigionieri della loro specifica professionalità e del loro ruolo, non aiutano la politica ad alzare il dibattito ed a elevare le capacità di scelta anzi in questi giorni discutono – in contrapposizione – sulla validità organizzativa della proposta che inciderà direttamente proprio sulla salute dei cittadini.
Perché non è stato messo sul tavolo anche il primo progetto?
Come si possono chiamare i sindaci ad esprimersi su un Pal vista questa discussione e non avendo la possibilità di conoscere neanche i risparmi che deriveranno da questa decisione?
I sindaci chiedano all’Asl di rimettere sul tavolo la proposta iniziale e quella preparata dal gruppo di lavoro, le si illustri di nuovo, se ne segnalino i punti di forza, si rendano evidenti i risparmi e si chiami i sindaci ad esprimersi, si lasci a loro la responsabilità, questa volta, sì tutta politica, di esprimersi.
Non ci sarà l’unanimità, pazienza. Verranno bocciate, pazienza.
Avremo almeno chiare le ragioni e le responsabilità.
A quel punto e solo a quel punto ci si esprima sulla proposta di cui si sta discutendo in questi giorni ad una condizione, però, che tuteli la salute dei cittadini e produca quei risparmi di cui il bilancio dell’Asl ha bisogno.
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