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Riposi non pagati, 130 ricorsi in Appello

MASSA CARRARA. Non è finita la battaglia legale sui riposi compensativi dei lavoratori Asl. Dopo la sentenza del tribunale di Massa (sezione diritto del lavoro) che ha "assolto" l'azienda sanitaria e...

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MASSA CARRARA. Non è finita la battaglia legale sui riposi compensativi dei lavoratori Asl. Dopo la sentenza del tribunale di Massa (sezione diritto del lavoro) che ha "assolto" l'azienda sanitaria e respinto le maxi richieste di risarcimento dei ricorrenti; dopo un primo pronunciamento della corte di Appello di Genova (anche in questo caso sezione lavoro) che ha confermato la sentenza di primo grado, i dipendenti della sanità apuana non si danno per vinti. E sicuri che il loro datore di lavoro, l'Asl cioè, non abbia rispettato i loro diritti, si sono si sono costituiti in giudizio davanti alla Corte di Appello di Genova. Tanti sono i ricorrenti: 130 i lavoratori che hanno deciso di insistere. Erano però 247, nel complesso, tra medici, infermieri e tecnici, coloro i quali avevano avviato questa specie di class action che prevedeva anche un maxi risarcimento: oltre 10 milioni in totale, un colpo pesantissimo, per le già poco floride casse dell'Asl .

La questione è così riassumibile. Infermieri, medici e tecnici sostengono, tramite i loro legali, che l'Asl ha per anni non concesso loro il riposo compensativo a cui il lavoratore ha diritto dopo avere effettuato un turno di pronta reperibilità in un giorno festivo. La mancata concessione di tale riposo, argomentano ancora, ha prodotto un danno di cui i lavoratori devono essere risarciti. Come? Con la retribuzione maggiorata - in sostanza con il pagamento come se si trattasse di lavoro straordinario - dei compensi relativi ai giorni successivi alla reperibilità. Il tutto con le rivalutazioni monetarie e con gli interessi legali.

Il giudice del lavoro di Massa Erminia Agostini aveva però rigettato le richieste dei lavoratori Asl. Sostenendo che la concessione del riposo compensativo "deve ritenersi subordinata alla valutazione di convenienza e alla conseguente richiesta dell'interessato, comportando un prolungamento dell'orario di lavoro negli altri giorni della settimana al fine di rispettare il debito dell'orario settimanale".

In altre parole: il contratto di lavoro consente di optare per la compensazione dell'orario al posto del compenso per lavoro straordinario e, dunque, la maggiorazione dello straordinario si applica solo per l'attività su chiamata e non sul lavoro successivo al turno festivo effettuato. Una sentenza ripresa nella sua interezza dalla Corte di appello di Genova di fronte a successivi ricorsi presentati da una parte dei lavoratori. Insomma, secondo queste due sentenze, l'Asl ha in sostanza rispettato il contratto di lavoro e nulla deve ai ricorrenti. Per 130 dei dipendenti Asl, però, la partita è ancora aperta.

Claudio Figaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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