Il Tirreno

Nca, cassa integrazione in deroga per 30 lavoratori

di Cinzia Carpita
Nca, cassa integrazione in deroga per 30 lavoratori

Arriveranno gradualmente a un centinaio. Mor: fra blocco degli straordinari e scioperi, varo ritardato di un mese e mezzo, e interessi persi sulla rata

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CARRARA. Dalla prossima settimana ai Nuovi Cantieri Apuania parte la cassa integrazione in deroga, finanziata dalla Regione.

Riguarderà, in prima fase, una trentina di dipendenti fra operai e impiegati, fino a un massimo di cento unità sul totale di 158. Le lettere nominali sono in partenza in questi giorni. L’azienda ha fatto richiesta di cassa integrazione in deroga (poiché è terminata quella straordinaria) per 4 mesi, con possibilità di prolungarla fino a fine anno con autorizzazione regionale.

I vertici Nca avevano accolto la richiesta sindacale di attendere ancora un paio di settimane, per la nuova Cig, evidentemente nella speranza che qualcosa si sbloccasse nella vertenza; ma ora il provvedimento si rende necessario per il fatto che la nave Rfi in bacino si sta lentamente avviando all’ultimazione dei lavori e i vari reparti restano gradualmente fermi. «Fra scioperi e blocco degli straordinari – dice l’amministratore delegato ingegner Luigi Mor – per quanto riguarda il varo siamo indietro di un mese e mezzo sulla tabella di marcia. Avevano promesso alle Ferrovie di effettuarlo a maggio. Non ci sono penali se i vari subiscono ritardi, ma a questo era legata una forte rata. Incassandola con un mese e mezzo di ritardo, vengono “mangiati” gli interessi».

Il futuro: all’orizzonte, c’è per ora solo la Ocean Independence, il cui progetto che cambierebbe il volto del cantiere, non convince del tutto il sindaco Zubbani (lo ha dichiarato lui stesso), ed ha fatto crescere l’ansia fra i lavoratori specializzati del settore navalmeccanico.

“Nebbia” anche sulla possibilità che Nca acquisisca un carico di lavoro legato alla nave Concordia: i famosi cassoni di galleggiamento. Notizie a singhiozzo in questi mesi. «Per ora non abbiamo nulla di ufficiale», conferma Mor.

Oggi la rsu ha in programma un incontro con il sindaco Angelo Zubbani, per approfondire alcuni aspetti emersi nell’incontro istituzionale che si è svolto venerdì scorso a Roma: un faccia a faccia con il colosso svizzero Ocean Independence che vorrebbe acquisire Nca, ma con prospettive di riconversione (refitting per mega yacht) e tagli occupazionali (almeno da quanto è trapelato finora).

La multinazionale ha ancora contatti fitti e continui con la dirigenza di Nca, anche se sembra che il grosso dell’informativa chiesta l’abbia ormai acquisito. «Tanto per tranquillizzare i lavoratori – dice Maurizio Cei che per conto della multinazionale sta seguendo la trattativa fra Ocean e Invitalia – ribadisco che non si prevede alcun segmento relativo a imbarcazioni in vetroresina. Solo acciaio e alluminio e per grosse navi oltre i 50 metri: navi per minicrociere, mega yacht. Per privati. E il progetto riguarda il refitting». Quindi, l’esclusione del vetroresina, potrebbe salvaguardare l’attuale tipologia di operai specializzati in Nca. Ma Cei non si sbilancia più di tanto, neppure sul numero di dipendenti (si è parlato di un centinaio) previsto dal piano industriale di Ocean Independence. «Giovedì abbiamo un altro in contro al ministero per un aggiornamento, ma non definitivo, del piano».Visto lo scenario mondiale della cantieristica, lo stabilimento di Marina (e con esso il territorio: leggi vertenza Nca) è a un bivio: aprire le porte al progetto Ocean chiudendo per sempre il proprio libro della grande navalmeccanica (costruzione di chimichiere, gasiere, bananiere, navi-passeggeri) e imboccando un’attività meno industriale e più turistica attraverso una multinazionale che ha uffici commerciali in tutto il mondo; oppure consegnare a fine anno l’ultima nave mercantile della sua storia, e finire il liquidazione. E in questa seconda ipotesi, qualche appetito armatoriale potrebbe risvegliarsi?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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