Il Tirreno

Via Pisacane, l’analisi dell’ateneo

di Francesca Ferri
Via Pisacane, l’analisi dell’ateneo

Travi appoggiate, armatura corrosa, vuoti: la relazione sul palazzo a rischio è dura. Ma indica i rimedi

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MASSA. Centosettantanove pagine piene di foto e formule fisiche e chiuse da tre cartelle di conclusioni. Eccola la “Relazione per la verifica di vulnerabilità sismica dell’edificio denominato I Poggi” che il dipartimento di ingegneria civile dell’università di Pisa ha svolto per conto dell’Erp e del Comune di Massa. Questa, e la sua coda di altre 16 pagine per la verifica a carichi statici, ovvero al di là del terremoto, sono la sfera di cristallo in cui gli abitanti del condominio di case popolari considerato a rischio crollo, possono leggere il loro futuro.

Tra le carenze riscontrate, gli ingegneri dell’ateneo pisano segnalano la scarsa qualità del calcestruzzo a riempimento delle tasche, dato risultante dalla «maggior parte delle prove endoscopiche e dei saggi». Poi travi in semplice appoggio, niente barre longitudinali che assicurino inferiormente la continuità del nodo trave-trave, assenza di armature di collegamento ne lateralmente setto-pilastro, giunti strutturali inadeguati, corrosione delle barre di armatura.

«L’analisi strutturale nei confronti delle azioni statiche – si legge poi nella relazione – ha dimostrato importanti carenze delle travi riguardo la verifica a flessione e una situazione critica delle colonne causa le elevate tensioni di compressione del calcestruzzo, aggravate dalla presenza dei vuoti per il mancato o carente riempimento delle giunzioni in opera. L’analisi sismica ha poi dimostrato come la maggior parte dei pilastri non soddisfi le verifiche di sicurezza».

Insomma, l’edificio non passa l’esame per quel che concerne la tenuta in caso in terremoto. Per questo, a metà giugno, l’Erp aveva chiesto al Comune di ordinarne l’evacuazione. Gli abitanti sono poi rientrati perché un successivo sopralluogo dei vigili del fuoco e dei tecnici comunali aveva escluso un pericolo imminente.

L’università, però, non si è limitata solo a dire cosa non va nel palazzo di via Pisacane ma, sempre nella relazione, indica alcuni interventi per migliorare la struttura. Tra le cose da fare ci sono: rinforzo dei setti in cemento armato dei balconi,riempimento delle tasche dei pilastri con calcestruzzo, rinforzo di travi continue la cui «quasi totalità – scrivono gli ingegneri pisani – non soddisfa le verifiche di sicurezza a momento negativo in prossimità dell’appoggio», rinforzo di pilastri tozzi nel seminterrato, ripristino del collegamento tra fondazione e struttura tramite inghisaggio e getto di calcestruzzo, intervento di miglioramento sismico tramite inserimento di idonee strutture verticali resistenti a sopportare l’azione sismica di progetto, rinforzo dei solai.

Insomma, quello è il problema, questo è il rimedio. Peccato che, una volta terminata la relazione, i committenti si siano accorti che i dati sui quali ha lavorato Pisa, presi dalle tavole tecniche depositate al genio civile, siano incongruenti rispetto allo stato di fatto dell’opera. E dunque sono servite altre analisi che, tuttavia, sembrano essere arrivate (si veda articolo a fianco).

Quanto alle eventuali responsabilità di questo ennesimo inghippo, saranno anche queste da chiarire. Come se le preoccupazioni in via Pisacane non fossero già abbastanza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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