Sicurezza
Via Pisacane, pilastri da rinforzare subito e sorveglianza ad hoc
Nuova ordinanza di Pucci sulle case popolari a rischio crollo E il materiale di costruzione usato è più leggero del previsto
MASSA. «Incongruenze tra lo stato di fatto e i dati in possesso dell’università di Pisa con conseguente non rispondenza delle analisi effettuate rispetto all’effettivo stato dei luoghi... I materiali impiegati (sono) più leggeri di quanto indicato nella relazione dell’università di Pisa».
Un nodo in più si aggiunge al già intricatissimo groviglio delle case popolari di via Pisacane a Massa, lo stabile di proprietà del Comune, gestito dall’Edilizia residenziale pubblica, sotto osservazione perché ritenuto a rischio crollo per carenze alle strutture.
Dopo l’evacuazione lampo delle cinquanta famiglie il 14 giugno, il sopralluogo dei vigili del fuoco, il sigillo ai terrazzi, il conseguente ritorno degli abitanti due giorni dopo e, ancora, dopo le prime analisi fatte dall’università di Pisa e dopo l’integrazione chiesta dal Comune, ecco lo scoraggiante risultato: i dati sui quali l’università ha basato la sua relazione non coincidono con lo stato di fatto dello stabile.
«Tali incongruenze – si legge nell’ordinanza 75/2012 del Comune di Massa firmata dal sindaco Roberto Pucci il 2 luglio e non ancora apparsa sull’albo del Comune – risultano dalla lettura completa delle tavole tecniche depositate al genio civile da parte del costruttore dell’immobile e da quanto affermato dall’allora direttore dei lavori dell’immobile, l’architetto Dino Geloni, relativamente ai materiali impiegati, più leggeri di quanto indicato nella relazione dell’università di Pisa».
Insomma, l’università ha valutato la tenuta dello stabile partendo dal presupposto che fosse più “pesante”; il condominio, invece, è stato fatto con materiali più leggeri. I conti, insomma, non tornano.
La relazione integrativa è arrivata in Comune il 28 giugno e lo stesso giorno, e il seguente, si sono tenuti due incontri ai quali hanno partecipato anche il professor Walter Salvatore dell’università di Pisa e l’architetto Dino Geloni. Questi è stato direttore dell’Erp e direttore dei lavori nel cantiere di via Pisacane all’epoca della sua costruzione, nella seconda metà degli anni Settanta. Alla fine della riunione – come riporta sempre l’ordinanza – si è deciso che servono «ulteriori analisi e verifiche congiunte tra i tecnici dell’ente e il professor Salvatore» per individuare quali interventi servono per il «ripristino della funzionalità dell’edificio di via Pisacane».
Cosa fare, dunque? Correre ai ripari. E la prima cosa da riparare – ordina il sindaco – è il tetto. Da qui sono state rimosse di recente le falde di copertura in amianto, senza essere state sostituite. Il sindaco ordina all’Erp di coprire il tetto con falde di peso inferiore o uguale rispetto a quelle d’amianto.
Quindi, le basi dei pilastri, dove Pucci ordina di iniettare «malta a espansione controllata al fine di ripristinare la sezione resistente di progetto». Non solo. Il sindaco ordina anche come fare questo riempimento ovvero «dalle tasche di ispezione presenti nei pilastri e non attraverso gli interventi invasivi sui pilastri stessi, come finora effettuati dall’Erp, che dovrà altresì ripristinare opportunamente detti pilastri».
Terzo, ma non ultimo intervento, fare un monitoraggio costante dell’edificio, cosa di cui si dovranno occupare i vigili del fuoco e i tecnici del Comune, «al fine di individuare eventuali situazioni di pericolo immediato».
Tre settimane sono passate dall’evacuazione, il rischio immediato che sembrava escluso è tornato, le verifiche fatte dall’università vanno integrate con ulteriori nuovi studi, i vigili del fuoco torneranno a fare i loro controlli. Insomma, tutto ritorna ai blocchi di partenza.
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