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socodap verso il concordato

«Terza ditta di Dal Pino fallita e noi operai di nuovo vittime»

«Terza ditta di Dal Pino fallita e noi operai di nuovo vittime»

MASSA. La vicenda Socodap compie un anno e per i dipendenti della società di costruzioni della famiglia Dal Pino è un anniversario amaro. La proposta di concordato per la ditta di Pontremoli, che si...

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MASSA. La vicenda Socodap compie un anno e per i dipendenti della società di costruzioni della famiglia Dal Pino è un anniversario amaro. La proposta di concordato per la ditta di Pontremoli, che si discuterà il 20 luglio, spaventa. Non solo la richiesta di concordato ha bloccato la liquidazione diretta dei loro stipendi da parte degli enti pubblici per i quali la Socodap ha svolto lavori (Province di Grosseto e Savona). E non solo la proposta di concordato prevede che i creditori chirografari sarebbero soddisfatti solo al 13%. Ma sulla vicenda pesa pure un gravoso passato.

«Gli operai si ricordano benissimo che circa quattro anni fa lavoravano tutti per le società Ios spa e Coge srl della famiglia Dal Pino e passarono tutti alla Socodap perché la Ios fallì, i fornitori non furono pagati e gli operai presero la liquidazione dall’Inps dopo un anno», spiega il comitato dei lavoratori. «Gli operai della Coge si trovarono nella stessa condizione di ora – prosegue il comitato – con diversi mesi senza stipendio e, poiché l’azienda aveva chiesto il concordato, furono pagati dopo due anni per un massimo di 2.400 euro».

Il timore è il copione si ripeta con la Socodap, la terza azienda della famiglia Dal Pino in crisi. «È possibile che tutto questo possa avvenire tranquillamente come se niente fosse – chiede il comitato – che tre società con lo stesso azionista di maggioranza nell’arco di 4 anni possono fare la stessa fine senza pagare operai e fornitori? Come si chiamerà la prossima ditta?».

L’azienda lamenta che la crisi è nata perché gli enti pubblici sono in ritardo coi pagamenti. Dal Pino ha inoltre messo a disposizione 500mila euro di tasca propria per ripagare i creditori che non otterranno il dovuto in seguito al concordato. «Se aveva quei soldi, perché non ha mai pagato i lavoratori?», chiedono oggi i suoi dipendenti, una ventina, che vantano dai 6mila ai 10mila euro l’uno.

Francesca Ferri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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