Il Tirreno

La spiaggia non c’è più e scompaiono pure i clienti

di Melania Carnevali
La spiaggia non c’è più e scompaiono pure i clienti

Sos dalla costa: a causa dell’erosione non c’è posto per piantare gli ombrelloni I bagni ne hanno decine in meno rispetto al 2011. E chi veniva qui da anni scappa

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MASSA. È una strana stagione estiva quella che si vive sul litorale ai Ronchi, ancora scosso dalla mareggiata dell’inverno. Lì, la spiaggia non c’è più. I lunghi e larghi spiazzi di sabbia popolati di gente su cui, una volta, sorgevano decine di ombrelloni colorati, sono scomparsi sotto le onde. A poco è valso l’ultimo ripascimento. È rimasta una sottile lingua di sabbia dove una manciata di ombrelloni si ammassa a ridosso della battigia per cercare di fare un po’ di ombra ai pochi clienti rimasti.

Anche l’aria che aleggia è strana. L’umore dei balneari è a terra, chiuso in un sentimento misto fra rabbia e rassegnazione. I clienti – quelli fedeli – increduli, mostrano il volto sbigottito. «Io è cinquant’anni che vengo qui e una volta, quando dall’ombrellone volevo andare a prendere un gelato, ci rinunciavo perché il bar era lontano. Ora guarda: due passi e dal bar sei già in acqua. Da non credersi», spiega uno dei pochi clienti fissi rimasti al bagno Delfino guardando quel che è rimasto dello stabilimento: due file di ombrelloni, una trentina in tutto, dodici in meno rispetto all’anno scorso e 60 ombrelloni e 50 metri di spiaggia in meno in confronto a 15 anni fa. Trentasei cabine, nove in meno dall’anno scorso, finite in acqua durante la mareggiata.

«Fino all’anno scorso – ricorda nostalgico Ricciardo, Ansani proprietario del bagno – avevo una quarantina di clienti fissi, che da anni si servivano da me. Quest’anno li ho persi quasi tutti. Molti sono passati e se ne sono andati vedendo come è ridotta la spiaggia».

Stessa sorte, se non peggiore, l’ha vissuta il bagno Ida, che era stato completamente devastato dalla mareggiata. Dei 40 metri di spiaggia di lunghezza e 20 di larghezza che, una decina di anni fa, ospitavano quarantaquattro ombrelloni, adesso non c’è più traccia. Sono solo una ventina gli ombrelloni che le sorelle Manfredi, titolari dello stabilimento, hanno potuto piantare, recuperando lo spazio dal bar – ora un casottino mobile preso a noleggio – che ha fatto retromarcia verso il parcheggio. «Abbiamo aperto il 18 giugno – commenta Valeria Manfredi – perché prima non sapevamo se e come aprire. Per questo abbiamo perso un sacco di clienti fissi. Dei sedici che avevamo ce ne sono rimasti cinque. Gli altri, non sapendo fino all’ultimo se aprivamo, hanno prenotato altrove».

Al Palmo Mare, altra spiaggia, stessa situazione. Venticinque ombrelloni in meno rispetto al 2011 e clienti persi. «È uno schifo, – commenta arrabbiato il titolare Enzo Sermattei – la spiaggia è finita e anche il ristorante rischia di essere invaso dall’acqua alla più piccola mareggiata. Il prossim’anno non ci sarà più niente».

Insomma, un’economia a perdere quella prevista dai balneari dei Ronchi per questa stagione. Molti ombrelloni rimangono chiusi col cellophane negli sgabuzzini e i clienti cercano spiagge più comode.

Ma c’è chi non si arrende e rivendica giustizia. «Gli introiti sono diminuiti tantissimo – commenta arrabbiato Ricciardo Ansani del Delfino – e continueranno a diminuire se la spiaggia continua a sparire. Ma le spese, chissà perché, aumentano. Prima pagavo un bagnino, ora due. E poi, la spazzatura. Perché ora devo pagare la stessa spazzatura di quando avevo il doppio della spiaggia? Non dovrebbe dimezzare visto che ho metà della spiaggia di dieci anni fa e metà dei clienti?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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