Finanza
Flavio Lazzini: ecco come ho utilizzato quei soldi
MASSA. «Andrea Peragine mi ha girato i soldi sul mio conto corrente postale lo stesso giorno in cui sono arrivati perché io ero procuratore speciale della Siges srl per la gestione dei cantieri. Di...
MASSA. «Andrea Peragine mi ha girato i soldi sul mio conto corrente postale lo stesso giorno in cui sono arrivati perché io ero procuratore speciale della Siges srl per la gestione dei cantieri. Di questi, 160mila li ho tenuti a compensazione di un prestito personale che avevo fatto alla Siges; 187mila li ho ridati a Peragine lo stesso giorno che sono arrivati; gli altri sono rimasti sul mio conto e li ho usati in parte per pagamenti della Siges, e 146mila euro per pagare il Monte dei Paschi di Siena che aveva l’ipoteca sul capannone».
Così Flavio Lazzini, 51 anni, imprenditore carrarino, ha spiegato ieri davanti al giudice del tribunale di Massa cosa ci facevano 530mila euro del finanziamento comunitario di 809mila euro per investimenti produttivi sul suo conto corrente personale. Soldi che la Regione, tramite Fidi, aveva concesso alla Siges per acquistare un capannone in viale Zaccagna, come richiesto dalla società. Un capannone che, però, non è mai stato comprato.
Lazzini, difeso dall’avvocato Andrea Lazzari, è accusato di aver intascato oltre 740mila euro del finanziamento. I fatti risalgono al gennaio 2007.
Nel processo sono imputati anche Paolo Ligorio, amministratore unico e legale rappresentante della ditta dall’11 giugno 2007 accusato di aver essersi appropriato di quattro Mercedes della società e di aver occultato buona parte delle scritture contabili (la Siges fu dichiarata fallita il 18 dicembre 2007) e che ieri non era in aula; la compagna di Flavio Lazzini, Adabella Alibani, per aver usato 50mila euro provenienti dal finanziamento europeo (difesi entrambi da Lazzari); e Alessandro Lazzini, fratello di Flavio, accusato di impiego di denaro di provenienza illecita, per aver ricevuto, a partire dalla fine del 2006, un prestito dal fratello di 27mila euro, usati per ristrutturare un appartamento. Alessandro Lazzini, difeso dall’avvocato Marco Valerio Corini, assistito ieri in aula da Battaglini, ha spiegato di non conoscere la provenienza di quel denaro ma di aver solo ricevuto un prestito dal fratello. Un procedimento separato coinvolge Andrea Domenico Peragine, amministratore unico della Siges prima di Paolo Ligorio.
Il capannone in questione apparteneva al fratello di Flavio Lazzini, Alessandro, alla mamma e alla sorella. Sull’immobile pendevano delle ipoteche e per questo i proprietari volevano disfarsene. Proprio le ipoteche, però, secondo quanto ha spiegato Flavio Lazzini, avrebbero mandato a monte l’acquisto.
«Lei e Peragine vi siete insomma spartiti la somma che serviva ad acquistare il capannone e che era vincolata dalla legge. Ma lei lo sapeva in che situazione erano i suoi familiari?», incalza il giudice. Lazzini spiega che i soldi sono serviti tutti per la Siges. «Ma lei ha dei documenti che comprovano che ha fatto un prestito personale alla Siges di 160mila euro?», chiede il giudice a proposito della giustificazione addotta da Flavio Lazzini per aver tenuto parte dei soldi. «Sì», risponde Lazzini. «E cosa aspetta a produrli, la fine del processo?».
Finita la fase istruttoria, la prossima udienza con la discussione si terrà il 31 ottobre.
Francesca Ferri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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