Raddoppiano i controlli notturni della polizia
Vi raccontiamo una notte sulla volante di pattuglia Nel mirino ragazzi con i cocktail, spacciatori e immigrati
MARINA DI MASSA. C'è chi inizia il suo turno di lavoro accomodandosi dietro al computer, chi apre un registro di classe e scegli chi interrogare, chi tira su la saracinesca del negozio. Questi uomini salgono in macchina, chiudono lo sportello e iniziano a girovagare per la città. La cosa più ordinaria del mondo. Ma nulla di ordinario li aspetta questa sera, come ogni sera di ogni giorno, di ogni mese, di ogni anno. Questa non è un'auto qualunque: ha un lampeggiante sul tetto e una scritta sulla fiancata. E questi uomini hanno una pistola e un paio di manette alla cintura.
Sulla volante. Siamo su una volante della polizia e stasera facciamo un giro con il commissario capo Alessandro Gallo e i suoi uomini, Federico Ricci e Gianluca Lorenzini, per osservare Marina di Massa da un punto di vista insolito: la volante in circuito.
Si chiama così, in gergo tecnico, la pattuglia della polizia che fa la ronda per le strade. Il giro vuole essere di spiegazione e illustrazione dell'attività di controllo, soccorso e prevenzione del crimine sul territorio. Dal 1° luglio è entrato in funzione il progetto "Litorale sicuro" (vedi box) e la polizia ha organizzato un incontro con i giornalisti alla Partaccia, dove due sere prima un ventottenne marocchino è stato accoltellato. Ma dietro alle procedure e ai tecnicismi, dietro la divisa, si scopre un mondo fatto di carne e sangue, di sentimenti, paure, umanità. Il mondo di Alessandro, Gianluca, Federico che per una sera ci lasciano lo sportello aperto e ci fanno salire a bordo.
I professionisti. Al volante l'assistente capo Ricci, un veterano; al suo fianco Gallo, 29 anni appena e già commissario capo, dirigente dell'ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, romano. Faceva l'avvocato. «Diritto civile _ spiega _ ma non mi sembrava il posto giusto per me. I criminali non li volevo vedere in aula: li volevo prendere direttamente». E' a Massa da sette mesi, dopo alcuni incarichi nella capitale. Sul sedile posteriore, l'ispettore capo Lorenzini, 24 anni passati sulle volanti, fiuto da segugio e grande esperienza. E accanto "l'intrusa" del giornale.
Si accende il motore. «Ora andiamo a caccia», dice Gallo. La perplessità si dipinge sul volto dell'ospite. «Abbiamo una doppia attività _ si affretta a precisare il commissario _ quella su nostra iniziativa e quella a richiesta. Se qualcuno chiama il 113 accorriamo, sennò pattugliamo». Significa? «Che ci guardiamo intorno, battiamo i posti i più caldi e se vediamo qualche tipo sospetto lo fermiamo e lo controlliamo».
Il pattugliamento. la volante imbocca il lungomare. Un anziano si affatica sui pedali della bici a bordo strada. «Questo, ad esempio, mi sembra un tipo abbastanza sospetto», dice Gallo. Davvero? «Naturalmente era una battuta», ride. La tensione si stempera ma è un attimo. L'auto sterza a sinistra, improvvisamente. Siamo al Fuori Massa. Che succede? «Questo parcheggio _ spiega Lorenzini _ di giorno è occupato da rom. La sera si verificano furti di autovetture. Passiamo da tutti i posti dove ci sono stati dei reati».
Un breve giro, poi la volante si ferma sul lungomare a fianco di grossi autobus granturismo. L'anno scorso ne è stato rubato uno, rintracciato sulla strada per la Romania. Gallo e Lorenzini scendono, Ricci resta al volante. Ma come si fa a fermare il tipo giusto? Da cosa lo capite se uno è ladro, spacciatore, assassino?
I controlli. «Molte persone le "conosciamo" già",altri da come si comportano quando ci vedono. Serve un certo fiuto», spiega Gallo. «Gli ingressi incontrollati di immigrati stanno creando molti problemi», spiega Lorenzini. Che con gli occhi ha già inquadrato la sua "preda". E' uno straniero, pelle scura, sguardo mite. Non ha l'aria del malvivente ma ci rimettiamo a fiuti più esperti. E' qui per "bisnes", dice, mentre mostra il passaporto verde. Passano lunghi minuti prima che dalla centrale diano l'ok. Ragazzi con i cocktail. Passano dei ragazzini con cocktail in mano. «Da multare chi glieli ha venduti», bisbiglia Gallo. Passa un'auto con lo stereo a palla. Multa anche per loro? Finalmente il verdetto sullo straniero dal passaporto verde: tutto in ordine. Si allontana mentre tiriamo un sospiro di sollievo. Subito strozzato.
«E' passata la Golf degli spacciatori, presto». Ricci la vede con la coda dell'occhio mentre è ancora chino sulle scartoffie. Saliamo in fretta in auto e gli sfrecciamo dietro a tutta manetta. «Perché non mettete il lampeggiante e la sirena?», chiede banalmente l'intrusa cresciuta a telefilm americani. Così si scopre che la volante può diventare un felino che si avvicina quatto quatto al sospettato senza farsi notare e poi, zac, gli spara la luce blu addosso. «Una tattica _ spiega Gallo _ ma dipende dalla strategia. In ogni caso noi siamo un obiettivo sensibile». La Golf si ferma in un altro parcheggio davanti alla Don Gnocchi. Il conducente è stato arrestato la scorsa settimana per droga; stavolta si fa sul serio.
Droga. Documenti, ispezione al bagagliaio, all'abitacolo, perquisizione della giacca. Sembra a posto. «Ma ci vorrebbero i cani tutte le volte», spiega. Sono passate solo due ore; altre quattro li aspettano ma cosa succeda in quelle ore e in tutte le ore che passeranno sulle strade non lo sanno. «I problemi maggiori li abbiamo con chi beve alcol _ spiega Lorenzini _ e diventa aggressivo. Se vorrei che i miei figli facessero questo mestiere? Forse no. Certo non è un mestiere che non si fa per diventare ricchi; lo fai perché è la tua passione».
Ma insomma, non c'è mai stato un momento di paura, di incertezza, di dubbio? «Le emozioni ci sono _ spiega Gallo _ l'importante non è non provarle, ma saperle gestire». Rientriamo in macchina, il giro "turistico" è finito. La notte inizia ora. Lezione finita, si passa alla pratica.
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