Finanza
Cresce l’export della nostra Provincia
Positivi i dati del primo trimestre soprattutto per la meccanica, ok anche la chimica, leggero calo nel settore lapideo
CARRARA. La crisi fa strage di imprese in provincia ma, dallo studio effettuato dall'Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio sul primo trimestre 2012 emerge che a Massa-Carrara non è proprio tutto da buttare: l'export tira ancora e, con un più 30,1% registra una crescita doppia, se paragonato ai dati del 2011, rispetto alla percentuale Toscana (14,2%) e addirittura sei volte maggiore rispetto ai valori nazionali (5,5%). Il comparto che ha più tirato è quello della Macchine e apparecchi meccanici, influenzato dal Pignone (ma anche senza questa componente saremmo a più 12%).
Nello specifico: dal 1° gennaio scorso le aziende che hanno chiuso sono 624, a fronte di 505 nuove iscrizioni, un saldo negativo di 119 imprese (l’anno scorso era positivo di 295); un numero tutto sommato modesto se si considera che in totale le attività in provincia sono 22.414.
Esiste anche un altro dato che può considerarsi in qualche modo bifronte: «Scorrendo i dati - afferma il presidente dell’Isr Gianfranco Oligeri - si nota come in molti casi lo stato in cui versa l'imprenditoria resti dinamico, perché, se molte imprese e esercizi commerciali chiudono, altrettanti aprono».
In questo senso insomma è possibile affermare che c'è ancora voglia di fare impresa (con 505 nuove iscrizioni) ma, leggendo negativamente il dato emerge anche che chi si trova fuori dal mondo del lavoro e ha qualche possibilità economica tenta di aprire in proprio, per poi però trovarsi spesso costretto a chiudere l'attività (nello stesso periodo sono 624 cessazioni).
Questo fenomeno si osserva in particolare nel settore del commercio al dettaglio e delle imprese di costruzioni: «Da rilevare però - precisa Oligeri - è che i dati di quest'ultimo settore sono cronicamente falsati, il turn-over nell'ambito delle costruzioni è sempre stato costante; molti aprono la ditta per il tempo di un appalto, altri soffrono troppo del fatto che in Italia non esiste alcun regolamento di accesso alla professione come avviene nella stragrande maggioranza degli altri Paesi europei. Si sente davvero l'esigenza di una regolamentazione - prosegue Oligeri - e fortunatamente proprio in questi giorni l'argomento è in discussione alla Camera». Sì perché in Italia purtroppo le nuove generazioni non hanno la cultura del lavoro manuale e, anche in piena crisi le aziende che cercano personale specializzato non trovano risposte: «Il sistema migliore è quello tedesco, dove esistono vere e proprie scuole artigiane; sarebbe il caso di importare questo modello anche qui».
Come accennato però, molto interessante risulta lo stato dell'export e, ancor più positiva appare la varietà di prodotti esportati che non riguardano solo i settori tradizionali. Se infatti il lapideo registra un leggero calo (Marmo e granito lavorato, -0,8%, materiale grezzo -2,6%), sono i macchinari, i prodotti chimici e l'abbigliamento a registrare i dati più rilevanti. «Positivo inoltre - afferma Massimo Marcesini, ricercatore Isr - è notare che per quanto riguarda la chimica, questa non riguarda esclusivamente la produzione della Solvay, ma esistono anche realtà locali, ad esempio la Quasar, che tirano l'esportazione».
E che sia l'innovazione a facilitare l'export si deduce dalle caratteristiche dei Paesi di destinazione: se per il marmo in blocchi il primo importatore è la Cina, per la chimica spiccano Germania e Usa, primo importatore anche di lapideo lavorato e di macchinari e apparecchiature. Peggio va all'import, dove i differenziali percentuali hanno per la maggior parte il segno meno, fatto salvo i prodotti delle attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti e i prodotti chimici.
E ieri è stata anche l'occasione per ricordare il grande patrimonio culturale in possesso della Biblioteca Camerale. Un totale di 60mila volumi, di cui 17mila monografie e più di 650 testate di periodici. La sede, al Museo del Marmo, per il momento è aperta solo due volte a settimana, il lunedì e il giovedì, dalle 9 alle 13, ma la volontà è quella di ampliare il servizio.
Barbara Monaco
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