Il Tirreno

Affitto la casa a mio figlio, così pago meno

Affitto la casa a mio figlio, così pago meno

Niente benefici per il comodato d’uso, la corsa dei massesi per trovare formule di risparmio

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MASSA. Sarà anche, come sostengono autorevoli commentatori, una patrimoniale (un’imposta, cioè, che si applica su rendite e quindi sui “ricchi”), ma l’Imu è per molte famiglie un salasso inaspettato e sgradito.

Il caso tipico – e parecchio diffuso a Massa – è quello della casa costruita nella zona tra centro e mare, abbastanza grande da garantire un tetto anche per i figli. Immobili che hanno consentito a generazioni di avere una casa dignitosa senza ricorrere a mutui spaventosi. Ora, però, la legge che istituisce l’Imu ha fatto sparire ogni agevolazione per le case date in comodato d’uso (la formula più semplice per consentire ai figli di sfruttare l’immobile), equiparandole alle seconde case e quindi con un’aliquota dello 0,9% invece di quella dello 0,4% applicata alle prime case. Centinaia, anzi migliaia di famiglie hanno così dovuto pagare molto di più, anche se l’abitazione in cui vivono è di fatto l’unica che possiedono. È iniziata dunque una frenetica caccia alla soluzione migliore per pagare meno: consulti con commercialisti, interrogativi girati agli esperti sul web e sui giornali. Le alternative sono quelle dell’usufrutto o della donazione, che consentono di applicare l’aliquota dello 0,4%, ma richiedono la registrazione dei contratti tra famigliari e, quindi costi aggiuntivi. Un’altra soluzione è l’affitto: il padre affitta, a canone concordato, la casa al figlio, che in questo caso verrà equiparata a prima casa. Dovrà però riportare nella dichiarazione dei redditi i proventi dell’affitto, mentre il figlio, a sua volta, potrà detrarre dai suoi redditi il pagamento del canone. (c.f.)

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