Proteste
«Mercatino selvaggio, ora basta»
L’assessore: non li mando via. Confesercenti: regole da rivedere
MASSA. Dici mercatino, pensi al risparmio. Ma non per tutti è così. C’è anche chi, alla vista di bancarelle e ambulanti, si sente salire il sangue al cervello e tutto quello che gli affiora alla testa sono le parole “concorrenza sleale”. La pensa così Antonio Borgioli, notissimo imprenditore, titolare della ditta di complementi d’arredo Ristomare sas sul lungomare Vespucci a Marina di Massa. Da lui parte una protesta a campo aperto contro quella che definisce la «città dei mercati».
«La presenza continua di mercati sulle nostre strade – spiega Borgioli – è diventata intollerabile. Arrivano qua il fine settimana, da fuori provincia, occupano le nostre strade migliori e mentre il commercio perde il 20-40 per cento dell’incasso a causa della crisi, si continuano a far venire gli ambulanti». Borgioli li elenca uno per uno, dai mercati settimanali storici alle manifestazioni del weekend, organizzate da soggetti privati che comprano mercatini “in pacchetto”. «Gente che viene da fuori – spiega Borgioli – e i soldi non restano sul nostro territorio».
Al fondo della protesta di Borgioli c’è una ragione precisa: il mercato sottrae clienti al commercio fisso. Ma non c’è solo questo. «Un altro tipo di commercio ambulante è altrettanto dannoso – prosegue Borgioli – ed è quello degli abusivi, extracomunitari che invadono la passeggiata con la loro merce e, oltre al danno economico, intralciano il passaggio».
Lo sfogo di Borgioli è un grido d’allarme e una messa in guardia: il settore del commercio ha l’acqua alla gola e servono incentivi, altro che giungla di concorrenza. Borgioli lo ha provato sulla propria pelle. «Siamo aperti dal 1983 – spiega – e il negozio è 400 metri quadrati. Ci lavorano tre persone e una l’ho dovuta mettere in cassa integrazione. In due o tre anni abbiamo registrato un calo dell’incasso del 40 per cento e sono convinto che questo dipenda anche dal tipo di turismo che si attira a Marina e al fatto che ormai sul marciapiede non ci si passa più. Fare mercatini per attirare la gente è una strategia che poteva funzionare qualche anno fa: ora servono iniziative culturali».
Iniziative che può prendere solo l’amministrazione comunale. Ma non è solo sul Comune che Borgioli punta il dito. Anzi. «Il Comune ha interesse a che si facciano i mercatini perché così ci incassa la tassa di occupazione di suolo pubblico – spiega Borgioli – ma la responsabilità è soprattutto delle associazioni di categoria e dei sindacati che si disinteressano del problema».
A loro, dunque, va la domanda. «Sono molto d’accordo con Borgioli – spiega Norberto Ricci, presidente di Ascom Confesercenti – è vero che Marina sta diventando una terra selvaggia. Purtroppo, quando ci sono momenti di difficoltà come questo, ognuno cerca di andare avanti come può. È una lotta tra poveri».
Ammette che i mercatini sono troppi il direttore di Confesercenti Alessandro Cerrai. «Va trovato il giusto equilibrio – spiega Cerrai – tra commercio di vicinato e ambulante. È chiaro che il proliferare di mercati non fa l’interesse né dei negozi, né del mercato. Forse sono un numero eccessivo».
Rispedisce le accuse al mittente l’assessore comunale al commercio Luigi Della Pina. «Capisco le difficoltà del commercio di vicinato – spiega Della Pina – ma anche gli ambulanti hanno diritto di lavorare. C’è un tavolo di concertazione, un bando e se il mercato è in regola, ha diritto di lavorare». Nessuna intenzione di limitare gli ambulanti, quindi. Ma nelle associazioni qualcosa si muove. «Forse sarebbe il caso di riaprirlo, quel tavolo, e di ridefinire le regole», conclude Cerrai. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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