Il Tirreno

«Comune né corretto né in buona fede»

«Comune né corretto né in buona fede»

Passi choc nella sentenza del giudice Agostini sul caso Cinzia Viola: plurime condotte vessatorie

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CARRARA. Dopo la sentenza, che ha visto condannato il Comune nella vicenda del mobbing e delle molestie, il sindaco ha telefonato a Cinzia Viola: «Ho apprezzato molto la telefonata del sindaco, che mi ha manifestato la sua vicinanza, e mi ha detto che al di là della sentenza, sono una donna forte, coraggiosa e intelligente». «E adesso - aggiunge Cinzia Viola - rileggendo a mente fredda la sentenza, sono ancora più soddisfatta di quanto deciso dal tribunale. Praticamente tutto ciò che è stato evidenziato da parte nostra, il giudice l'ha accolto. Tutti i fatti, sia per le molestie che per il mobbing, sono stati avvalorati dal giudice Erminia Agostini. Adesso vorrei anche ringraziare tutte le donne del comitato Se non ora quando Snoq, e i tanti che con un sms, una mail, o anche con uno sguardomi hanno manifestato stima, vicinanza e solidarietà. E ovviamente - aggiunge - un grande grazie all’avvocato Claudio Lalli e alla sua straordinaria professionalità».

La sentenza di primo grado, che ha dato ragione in toto alla Viola, è solo il primo passo. Ci sarà sicuramente l’appello. Nelle motivazioni - come ci fa notare la dipendente comunale - vi sono passaggi particolarmente duri nei confronti del palazzo. Uuno spaccato di quello che era un clima veramente difficile, perdurato per tanti, troppi anni: «E credo - osserva amaramente la Viola - che del tutto il pregiudizio nei miei confronti non sia stato sradicato. Spero che questa sentenza rimetta tutto al suo posto». Diversi i passi significativi, come quando il giudice scrive che "non è giustificata l'inerzia a fronte di condotte non corrette perpetrate nei confronti della ricorrente da parte dei colleghi, che venivano giustificati e non puniti dall'amministrazione, pronta a ridimensionare, minimizzare o a disconoscere ogni problematica che la predetta evidenziasse (...). Non può certo dirsi che il comportamento del datore di lavoro sia stato improntato a correttezza e buona fede". Puntuale anche la ricostruzione sulla vicenda delle molestie, con critiche diffuse e circostanziate all’amministrazione che, scrive il giudice Agostini, se fosse intervenuto per tempo avrebbe evitato sia le molestie alla Viola sia la stessa «non avrebbe patito l'umiliazione di non essere creduta e di vedere il ricorrente al lavoro, beneficiario dei progetti obiettivi (che a lei venivano negati), mentre lei era oggetto di maldicenze e commenti malevoli". Per capire, i progetti obiettivi sono quelli che consentono un incremento di retribuzione. Scrive ancora il giudice: “Soltanto dopo il terzo episodio di molestie sessuali il Comune si è dovuto arrendere. I fatti sono stati minimizzati in modo veramente sconcertante. La ricorrente non è stata tutelata da parte datoriale nella sua dignità di lavoratrice. La ricorrente come se fosse stata lei la colpevole è stata allontanata dal palazzo ed è stata spostata senza preventivo avviso”. Parole forti: “Vi sono state plurime condotte vessatorie, perpetrate dai colleghi e dai superiori della ricorrente, prolungate nel tempo e finalizzate all'isolamento della Viola”.

Una sentenza che, come ha ricordato l'avvocato Lalli, lascia aperte molte possibilità perché l'appello ampli il quantum del risarcimento, ad oggi 10mila euro circa. In questo primo grado paradossalmente a penalizzare dal punto di vista economico la dottoressa Cinzia Viola è stato il fatto di non avvalersi di lunghe certificazioni di malattia; anche se malata, la sua volontà di "riscattare" un'opinione sbagliata, ha finito, nella fredda contabilità delle tabelle utilizzate per il danno biologico, per contribuire a fermare il risarcimento a una cifra relativamente bassa. In corte d'appello è tutta da giocarsi la partita relativa al danno morale, esistenziale e di relazione, su cui non è stato deliberato. E in più, vi sarà un ricorso alla corte di Strasburgo, perché il processo è stato troppo lungo: sono passati undici anni dal ricorso, tredici dagli episodi di molestie. «Ora spero proprio di guardare al futuro con occhi diversi, dopo tanta sofferenza spero di meritarmelo», conclude Cinzia Viola. (m.b.)

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