Sicurezza
Avio a Gigi tredicenne: arriverai in Nazionale
Era un ragazzo il portiere quando a Bonascola disse che il papà aveva scelto il Parma: «E io gli chiesi: mandami le prime maglie dei tuoi debutti in azzurro»
CARRARA. Già a 13 anni gli aveva predetto che sarebbe arrivato in Nazionale e per questo, una dopo l’altra, il portierone Gigi Buffon gli ha fatto avere, come da promessa, tutte le maglie dei suoi debutti con la maglia azzurra: dall’Under 16 alla nazionale maggiore (con il numero 12 perché subentrò a Pagliuca, in Russia nel 97). E’ Avio Menconi, il primo allenatore dei portieri di Gigi: «Eravamo a Bonascola, nel 91 ci venne a dire che suo papà fra tante proposte aveva scelto il Parma; lo volevano già tutti, il Milan e l’Inter avevano mandato i contratti in bianco, ma Adriano scelse Parma, sempre in A. Gigi non aveva ancora 14 anni, li avrebbe compiuti a gennaio. Insomma, come succede in questi casi, tutti gli chiedevano la maglia o la tuta del Parma, “mi raccomando, ricordatelo”, gli dicevano. Allora io gli dissi: sta a sentire, a me basta che mi mandi la prima maglia di tutte le nazionali in cui giocherai. Mi guardarono dicendo: “Dai Avio, non esagerare, addirittura la Nazionale...”. Ma avevo ragione io e così ha fatto». Insomma, Gigi di parola. E pensare che per cinque-sei anni, fino ai 13 anni, ha giocato a centrocampo. «Era alla Perticata, faceva gol su calcio d’angolo, segnava da centrocampo. Gran fisico e bravo con i piedi. Ma voleva giocare in porta. Mi disse Luciano Menconi: guarda, c’è un giocatore che tutte le squadre lo vogliono come centrocampista, ma te lo prenderesti come portiere? Pur non sapendo che era lui, di cui conosco bene anche la famiglia, dissi che lo mandasse pure. Bisogna sempre dare retta ai desideri dei ragazzi». E si trovò davanti Gigi. Un passato da portiere nel Gragnana, Forte dei Marmi, a Bagnolo in Piano quando lavorava a Castelnuovo Monti, e poi nel Castelnuovo Garfagnana - ma lo voleva in C l’Angelana di Angelillo, quand’era in quarta ragioniera, suo babbo volle che finisse gli studi - Avio Menconi insegnò a Gigi le basi tecniche, ma le doti naturali erano già quelle del grande portiere. «Gli ho spiegato come tuffarsi e ho insistito perché tenesse sempre la palla. Per il resto, è nato per stare in porta. Qui a Bonascola fra l’altro c’era la regola che giocavano tutti, e così in porta facevano un tempo per uno lui e Giacomo Berolla. Anche l’ultima partita prima di andare a Parma, al torneo di Nazzano: giocò nella ripresa, la partita finì ai rigori, ne parò tre. A metà campionato la voce si era già sparsa, c’era il via vai degli osservatori». Da Parma alle Nazionali: «La prima maglia che mi mandò fu quella della nazionale Under 16: giocò in Turchia, anche se aveva solo 14 anni e infatti il centravanti era Totti che ha due anni di più, e parò due rigori; poi l’Under 18, l’Under 21, l’Olimpica, fino al debutto in Russia, come secondo di Pagliuca. Le altre le ho regalate, ho tenuto quella della gara in Russia anche perché è l’unica con la scritta Buffon».
In tutti questi venti anni, da quando Gigi è andato a Parma, si sono rivisti e risentiti. «Ricordiamo sempre che non voleva mai smettere di allenarsi. Io tiro con le mani, per calciare di piede chiamavo Paolo Cucurnia, che era bravo. Gli ultimi mesi di quella stagione era dura fargli gol, in poco tempo aveva fatto progressi enormi. L’istinto del portiere aveva vinto su tutto». Di strada ne ha fatta, dal Bonascola (e ancora prima dalla Perticata e dal Canaletto): Parma, Juve, Nazionale, campione del mondo. E capitano degli azzurri che stasera si affidano ai suoi guantoni. (m.b.)
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