Attenzione
La guerra alla movida finisce in Procura
Il comitato di via Rinchiosa ha già pronto un esposto con 250 firme: i locali non hanno i permessi per le casse esterne
CARRARA. «Ma lo sapete cosa vuole dire dover dormire con una branda in cucina, perché in camera da letto non si resiste? Non poter accendere la Tv o leggere un libro e, addirittura, se si è in vacanza, dover tornare a casa, al caldo delle città, nel week end perché a Marina non si può dormire».
È uno sfogo a cuore aperto quello del Comitato residenti di via Rinchiosa. Oltre 250 persone, del cuore di Marina, che si sono unite insieme per dichiarare guerra alla movida: a quella musica a tutto volume che, assicurano: «non è solo d’estate ma in tutti i fine settimana dell’anno, anche in inverno».
Dallo scorso week end, la musica si è spenta, proprio su disposizione del Comune e fra mille polemiche. Ma da via Rinchiosa i residenti annunciano: «I locali del centro non avevano permessi per quelle discoteche all’aperto, se il Comune farà un passo indietro siamo pronti ad andare in Procura».
Finirà in Procura la guerra alla movida La querelle legale è cominciata da tempo. Mesi fa il Comitato di via Rinchiosa aveva già fatto i suoi passi, rivolgendosi a un legale, l’avvocato Tognini, e preparando un esposto (con 250 firme) da presentare in Procura, per segnalare il mancato rispetto delle norme sui l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica. Poi i residenti di sono fermati. E hanno intrapreso un’altra battagli: «Per prima cosa ci siamo studiati tutte le leggi regionali e comunali che regolano gli impianti acustici- spiegano dal Comitato - Poi siamo andati a Palazzo civico, qualche settimana fa, e abbiamo chiesto, in nome all’articolo 241 del ’90 di visionare gli atti. Per sapere se i locali della movida i permessi, per fare musica a palla fino alle 2 o alle 3 di notte, ce li avevano oppure no. Ebbene abbiamo scoperto che nessuno di questri bar era autorizzato a fare musica in quel modo. Non solo, abbiamo pure scoperto che il Comune aveva chiesto ad alcuni locali di presentare la relazione sui decibel e l’inquinamento acustico: dallo scorso settembre era stata risollecitata a marzo. Ma nessuno l’ha ancora presentata».
A quel punto la musica si è spenta.
«Ecco come si vive con la musica a palla sotto casa» Una lettera di sfogo, quella presentata dai residenti di via Rinchiosa e nelle zone limitrofe.
«Ci siamo riuniti in Comitato ormai da diversi anni, per contrastare la palese violazione dei diritti del cittadino, quale la possibilità di dormire sereni di notte. Abbiamo più volte richiamato le varie istituzioni a comprendere i nostri problemi, derivanti dalla musica assordante di alcuni bar della zona. Una musica così alta, martellante, che va avanti fino alle 2 e 30 del mattino».
«Nessuno vuole impedire ai bar di lavorare - continua la lettera. E non vogliamo la musica spenta: ma che sia compatibile con un zona dove vivono centinaia di persone che lavorano, bambini che hanno bisogno di dormire, anche anziani e ammalati. E, soprattutto, che si spenga a mezzanotte»,
La polemica sulla notte bianca Il Comitato di via Rinchiosa dice la sua anche a proposito della notte bianca della scorsa estate. «Sarebbe stata una bellissima idea - si legge nella lettera aperta - ma purtroppo i soliti bar hanno rovinato tutto installando casse acustiche altre alcuni metri fuori dai loro locali e creando una discoteca a cielo aperto. Tutto questo fino alle 3 di notte e oltre: lì’intensità della musica faceva tremare i vetri, i negozi hanno chiuso prestissimo, intorno alle 23, lasciando le strade in balia dei ragazzi. Più e più volte abbiamo chiamato i vigili, i carabinieri e la polizia, ma non potevano fare niente. Proprio dopo questo episodio ci siamo decisi a fare un esposto alle autorità competenti e il perché chiaro; tutti i fini settimana di tutto l’anno non si può convivere con una musica assordante».
E dal Comitato di via Rinchiosa arriva anche una risposta precisa alla titolare del bar Porfirio, sempre sulla notte bianca della passata estate.
«Le ricordiamo che il dj da lei ingaggiato esortava con epitieti e allusioni, tutti i turisti a tornar e a casa loro perchè a Marina “si voleva fare casino - si chiude la lettera del Comitato - Questo non significa quindi attrarre i turisti, anzi sembra un modo per mandarli via».
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