Il Tirreno

«I fondi europei per aprire negozi in Usa»

«I fondi europei per aprire negozi in Usa»

Processo Strano-Brunicardi, parla un orafo di Firenze: quei soldi servivano per un progetto americano

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CARRARA. «Quei fondi europei erano stati richiesti, ed erano necessari, per un progetto di espansione in America, con tanto di creazione di punti vendita di preziosi a Boston ed in altre parti del paese».

Parla, in tribunale davanti al giudice Cosimo Maria Ferri, Simone Meli, della Meli gioielli di Firenze. Una testimonianza qualificata che segna una svolta nel processo per presunta truffa sui fondi europei per la quale sono imputati il commercialista Paolo Strano e l'orefice, titolare di una ditta di preziosi, Paolo Brunicardi. Secondo l'accusa i due avrebbero percepito 117mila euro di fondi europei, messi a disposizione per incentivare le imprese artigiane "depresse", quelle inserite nella zona a Obiettivo 2.

Presentando, allegata alla domanda, una documentazione rivelatasi poi non veritiera. Nel mirino delle Fiamme Gialle sono finite, in particolare 2 fatture da 42mila euro pagate dal gioielliere alla ditta di consulenza Polaris (risultata inattiva ormai da anni) con assegni, girati, e poi incassati dallo stesso Paolo Strano.

La vicenda risale al 2007. Il commercialista Paolo Strano - assistito dal legale Luca Pietrini (nella foto) - e il titolare della Brunicardi Preziosi (in via Nazario Sauro a Marina) - difeso dall'avvocato Fatigante - sono sotto accusa per truffa aggravata per l'ottenimento di erogazioni pubbliche: quei 117mila euro, cioè, messi a disposizione da Artigiancredito Toscano (con le misure 1-2 del dal 2000 al 2006) per investimenti "produttivi e ambientali" delle imprese del settore artigiano. Parte civile è la Regione Toscana (assistita dall'avvocato Pegazzano): che si è considerata danneggiata dalla vicenda stessa che, di fatto, ha tratto in inganno anche il suo ente erogatore del finanziamento.

Ieri, in tribunale, il tese della difesa Brunicardi, noto gioielliere di Firenze, ha dichiarato che i finanziamenti europei erano al centro di un maxi progetto per esportare il made in Italy, in materia di preziosi, negli Stati Unito. E ha parlato dell’apertura di una gioielleria a Boston, insieme allo stesso Brunicardi, e a un programma più complesso di ulteriori punti vendita, sempre in America. I soldi provenienti dall’Europa sarebbero stati impiegati, secondo il gioielliere di Firenze, proprio per questo.(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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