Il dolore
Evasi 34mila euro di contributi Inps
A processo i titolari della Beba frutta di Villafranca, la difesa precisa: quei 5 lavoratori non erano dipendenti ma associati
CARRARA. Secondo l’accusa non avrebbero versato contributi Inps a cinque dipendenti. Per un totale di 34mila euro, dal 2004 al 2008.
Sono così finiti sotto accusa Orio e Alessandro Bazzani, i titolari di Beba Frutta srl, un magazzino e ingrosso di frutta e surgelati con sede legale a Villafranca, e due punti vendita, uno nello stesso paese e uno in centro a Pontremoli.
Il processo si è aperto ieri mattina davanti al giudice Cosimo Maria Ferri dove i due commercianti sono assistiti dall’avvocato del foro di Carrara, Claudia Volpi.
Sul banco dei testi è stato sentito, per primo, uno degli addetti dell’Inps che, all’epoca, si è occupato della vicenda, stendendo anche un verbale in proposito.
È stata ripercorsa la storia dell’azienda, sorta nel 2004, e che, all’epoca dei controlli, aveva un addetto nella sede centrale di Villafranca, con un contratto a progetto, e altri quattro nei due negozi al dettaglio.
Il nodo da sciogliere, su cui si sono concentrate le domande del pubblico ministro, è stato proprio il tipo di contratto di questi lavoratori. Contratto che, stando anche a quanto dichiarato in aula dall’ispettore Inps è “di associazione di partecipazione”. «Questo significa che i contributi hanno una gestione separata - ha spiegato l’addetto dell’Inps - Ma, stando a quanto dichiarato dai dipendenti dal 10 giugno 2004 al 31 luglio dello stesso anno avrebbero lavorato senza questo tipo di contratto».
E nel mirino è finito anche il dipendente con il contratto a progetto impiegato nella sede centrale: «In realtà - ha sottolineato l’ispettore Inps - abbiamo appurato che gestiva tutto il magazzino ed aveva quindi dimensioni diverse da quanto previsto dal contratto stesso».
E non solo: «I dati iscritti a bilancio - ha continuato il teste - non corrispondevano a quanto dichiarato dalle dipendenti della Beba Frutta ed erano stati pagati solo gli utili in acconto, non ci sarebbe stata poi l’erogazione definitiva».
Insomma la tesi dell’accusa, confermata anche dalla relazione dell’ispettore Inps, sarebbe che quei cinque lavoratori più che con un contratto di “associazione di partecipazione”, lavorassero come dipendenti veri e proprio. E per questo motivo avrebbero avuto diritto al versamento dei contributi Inps (ricordiamo che la cifra contestata è di 34milia euro).
La linea difensiva, che sarà illustrata nel corso delle prossime udienze, è invece tesa a dimostrare che i cinque dipendenti avessero, rispettivamente, un contratto a progetto e quattro di associazione di partecipazione. In sostanza, in netta contrapposizione con quanto sostenuto dall’accusa, non si tratterebbe di dipendenti veri e propri ma di associati, per i quali, da contratto, non sarebbe necessaria neppure l’immissione delle buste paga.
Insomma una vicenda complessa che si giocherà proprio sui termini giuridici dei contratti di lavoro dei lavoratori epr cui la pubblica accusa chiede il risarcimento, all’Inps, dei contributi non versati.
Nel corso della prossima udienza, intanto, sarà sentito un altro ispettore dell’Inps e poi i testi della difesa.
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