Finanza
«Arrivederci Edo, prega per noi»
Don Raffaello: la morte è solo un passaggio. Nel Duomo una marea di giovani in lacrime, gli arbitri, industriali del marmo
CARRARA. Il rintocco lento delle campane, il Duomo gremito di gente, così tanta, che tutta non ha potuto entrarci per dare l’ultimo saluto a Edoardo Muttini, Edo per gli amici. E’ morto a soli diciotto anni, a seguito delle ferite riportate nell’incidente in bici di venerdì scorso a Marina. le speranze dei familiari e degli amici, che potesse salvarsi, si sono spente sabato all’ospedale di Pisa: Edo non ce l’ha fatta e ora riposa nel cimitero monumentale di Marcognano.
Questo studente e arbitro di calcio, che aveva tanti sogni e progetti che non potrà più realizzare, lascia un bellissimo ricordo di sé: lo si leggeva nei volti e negli occhi umidi delle tante persone radunatesi nel Duomo, compagni di scuola (Edo frequentava il liceo delle scienze umane Montessori), gli arbitri con la casacca nera dell’associazione di Carrara di cui il giovane faceva parte, conoscenti e amici di famiglia fra cui diversi industriali del marmo (settore nel quale lavora il padre Paolo) e il presidente di Assindustria Giuseppe Baccioli. Fra la folla, l’assessore Giovanna Bernardini, e Luca Ragoni presidente del consiglio comunale e anche arbitro: e proprio in questa seconda veste si è messo nel gruppo delle “giacchette nere”, a sinistra dell’altare. Oltre alle banche, le sedie sistemate poco prima dell’inizio del rito funebre, non sono bastate.
Nella chiesa di marmo, nel cuore del centro storico, la città ha fatto sentire il proprio grande abbraccio alla famiglia di questo ragazzo che il destino a voluto portarsi via, improvvisamente.
Don Raffaello affida il suo messaggio di fede e di speranza alla forza della parola: perché chi ascolta trovi un senso al morire a 18 anni. Ricorda che Edoardo ha ricevuto nel Duomo i primi sacramenti, fino alla Cresima.
Il parroco che lo ha visto crescere, parla della resurrezione «che è anche nel nostro presente: uscire dalle stupidate, dalle sciocchezze». E per spiegarlo meglio, fa proprio l’esempio del giovane che aveva intrapreso una strada di impegno, diventando arbitro. La sua serietà del portare avanti una partita. «Sei cresciuto con noi, i tuoi giorni sono stati pochi ma intensi. I giorni della vita non importa se sono tanti o pochi, basta spenderli bene».
Infine il suo affettuoso saluto: «Ciao Edo, prega per tutti noi».
Due giovani arbitri leggono passi religiosi. Una insegnante porta il cordoglio della scuola alla famiglia. Mentre il coro della chiesa intona i canti, molti, soprattutto fra i giovani, scoppiano in lacrime, consolati dagli amici. Chissà quanti ricordi, assieme alla gente, si sono affollati nel Duomo: ricordi dei coetanei di Edoardo, ragazzi e ragazze che hanno condiviso con lui gli anni dello studio e dello sport.
Edoardo Muttini aveva fatto le elementari all’istituto Figlie di Gesì di piazza d’Armi: la sua insegnante, troppo emozionata, affida a suor Ivana il suo messaggio: «Ciao Edo, sono la tua maestra, con un dolore nel profondo del cuore. Eri un fiore appena sbocciato, preghiamo per te. Ciao Edo: la tua maestra e tutte le insegnanti della scuola Figlie di gesù».
Al termine del rito funebre, gli arbitri portano la bara a spalla fuori dal Duomo: e nel momento in cui la sollevano, in silenzio, improvvisamente esplode un grande applauso. E’ il momento del doloroso distacco. Poi, nella piazzetta del Duomo, la bara viene deposta nel carro funebre: don Raffaello impartisce la benedizione, mentre gli arbitri con le magliette nere si stagliano come angeli protettori sulla scalinata, facendo da contrasto al bianco marmo del Duomo.
Dalla piccola piazza, il feretro, accompagnato da un altro applauso, si muove lentamente, verso il cimitero di Marcognano. La città saluta così il diciottenne che ha tanti amici anche su Facebook, come il gruppo: “Edoardo Muttini il ragazzo d’oro adesso in Paradiso”.
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