Il Tirreno

«Il tragico incidente non è colpa mia»

«Il tragico incidente non è colpa mia»

Parla il giovane che era alla guida della Ford Fiesta che venerdì ha travolto Edoardo. Funerali ancora da fissare

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CARRARA. Non sono ancora stati fissati i funerali di Edoardo Muttini, lo studente diciottenne (li aveva compiuti a marzo) del liceo delle scienze umane Montessori, e arbitro di calcio, deceduto nella giornata di sabato a seguito delle ferite riportate mentre era in sella alla sua bici, in un incidente avvenuto a Marina venerdì alle 19 circa.

La salma, dopo l’espianto degli organi, è ancora a disposizione della magistratura - che ha aperto un’inchiesta - a Pisa. Dopo le prime cure al pronto soccorso dell’ospedale cittadino, nella serata di venerdì era stato infatti trasferito al reparto di neurochirurgia di Pisa, dove le sue condizioni si erano aggravate fino al decesso.

Probabilmente stamani sarà concesso il nulla osta ai familiari, ed è presumibile che i funerali si svolgeranno domani o mercoledì. Il decesso di Edoardo, anche per le sue modalità - prima la speranza che ce la potesse fare, poi il peggioramento repentino nella notte - ha provocato profondo dolore e cordoglio in tutta la comunità cittadina e soprattutto fra i giovani. Decine e decine i ricordi su Facebook, e c’è anche chi ha creato un gruppo: “Edoardo Muttini, il ragazzo d’oro (adesso in Paradiso)”, un gruppo dedicato, voluto per ricordare l’amico e il suo sorriso.

E intanto, in attesa che la magistratura prosegua la sua inchiesta, ospitiamo doverosamente l’intervento del giovane che era alla guida della Ford Fiesta, un 27enne di Marina di Carrara, ancora sotto choc per il dolore di essersi trovato proprio in quel momento a percorrere la via Bassagrande.

«La mia convinzione è che l’incidente non sia colpa mia. Me lo sono trovato davanti all’improvviso - racconta il giovane - stavo accompagnando a casa un amico, percorrevo via Bassagrande in direzione obbligata da Massa verso Sarzana perché in quel tratto è a senso unico, la sagoma della persona in bici mi è sbucata davanti all’improvviso, all’ultimo momento, da via Micheli. Una frazione di secondo, praticamente ho frenato solo quando stava avvenendo l’impatto. Una frazione di secondo - continua - e c’è stato l’impatto. Mi sono state fatte le analisi, hanno confermato che sono pulito, ero perfettamente sobrio: posso dire, e ci sono anche le testimonianze, che non è stata colpa mia, credo e spero che anche i familiari di quel ragazzo sappiano come sono andate le cose». Un impatto che non ha lasciato scampo. Sarà ovviamente la magistratura a dare le interpretazioni corrette e a definire una volta per tutte la dinamica, ma riteniamo giusto dare voce anche al giovane conducente della Ford, che prosegue: «Dopo l’impatto sono sceso subito, ho chiamato il 118: ho provato a parlargli, non mi rispondeva, il tempo passava e credo che l’ambulanza sia arrivata solo dopo dieci minuti. Vi ho telefonato perché sono addolorato, non conoscevo Edoardo ma è sconvolgente averlo visto così a terra, in una pozza di sangue, che non rispondeva. Ho il conforto dei testimoni; e anche sua zia mi ha detto che poteva succedere a chiunque, non mi dà alcuna responsabilità. Ma credo sia giusto che tutti sappiano che sono convinto di non avere colpa di questa immensa tragedia».

(m.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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