Il Tirreno

Suv pirata, dai Ris nessuna svolta

Suv pirata, dai Ris nessuna svolta

Indiscrezioni da Roma: non sono state trovate tracce biologiche né segni di incidenti. Tutto da rifare?

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MASSA. Manca ancora l’ufficialità, ma i segnali che arrivano da Roma non lasciano dubbi: gli esami sul Suv sequestrato al cinquantenne indagato per l’omicidio colposo dell’avvocato Diego Prandina non hanno dato gli esiti sperati dagli inquirenti. Nessuna traccia evidente, insomma, che è stato quel fuoristrada a travolgere il legale spezzino in via dei Mori più di nove mesi fa. Senza prova della pistola fumante, come la chiamano gli americano, è tutto da rifare. O quasi.

Nel senso che si continuerà a indagare sul cinquantenne, ma se non arriverà la svolta sperata da procura e nucleo investigativo dei carabinieri si dovranno rivolgere le attenzioni altrove oppure archiviare il fascicolo. Senza un colpevole. Ma la sensazione di chi ha avuto a che fare con l’uomo finito nel registro degli indagati è che ci fosse proprio lui al volante quella sera di settembre al volante della jeep assassina. E anche i suoi numerosi incidenti stradali fanno propendere verso questa ipotesi investigativa.

Il problema però è che quel Suv non ha rivelato nulla di importante. I ris non hanno trovato tracce biologiche riconducibili a Prandina e neppure segni evidenti di un recente sinistro. Ma gli inquirenti non demordono e, in attesa degli esiti ufficiali degli esami di laboratorio, giustificano la totale mancanza di elementi con il troppo tempo trascorso tra l’incidente e il sequestro della vettura. Cinque mesi, tra l’altro un paio anche piuttosto freddi, che possono aver alterato - se non cancellato - tracce biologiche.

Anche se l’indagine non si ferma è innegabile che è un brutto colpo quello che sta per arrivare da Roma. Al nucleo investigativo erano - e lo sono tuttora - convinti che il pirata della strada fosse proprio quel cinquantenne. Più di una sensazione, una certezza: senza prove però vale poco più di niente. E quindi il rischio è di aver buttato via tempo prezioso.

Più che le tracce biologiche i carabinieri speravano che a dire qualcosa potessero essere quei pollini particolari che erano stati trovato in via dei Mori. Ma invece anche qui nessuna novità importante. I pollini erano decisivi come prova perché il Touareg della Volkswagen sequestrato dal nucleo investigativo dell'Arma è di proprietà di un imprenditore che opera nel settore botanico. Sarebbe bastato anche un minimo frammento della pianta rinvenuta sull’asfalto di via dei Mori per chiudere quel cerchio aperto con il sequestro del fuoristrada. Ma la scientifica non è riuscita a dare certezze, nonostante abbia rivoltato come un calzino il fuoristrada. Allo stato attuale quindi è davvero difficile poter contestare l'omicidio colposo (o il dolo eventuale) al sospettato.

Il sostituto procuratore Vito Bertoni non vuole commentare le indiscrezioni romane, ma certo anche lui in questa storia c’è andato con i piedi di piombo. Ed è stato un bene. Visto che il Suv ha deciso di non fornire le prove che gli inquirenti cercano da nove lunghissimi mesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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