Sicurezza
Muore a 18 anni in bici mentre torna a casa
Tragico schianto contro un’auto, le condizioni sono peggiorate nella notte La giovane vittima, studente e arbitro di calcio, ha donato gli organi
CARRARA. Tornava a casa, dopo una giornata trascorsa in allegria e nel segno dello sport: in bicicletta, da Marina a Carrara. Qualche giro di pista al campo scuola, un po’ di footing e poi via, in sella, con la prospettiva di una serata con gli amici. In testa Edoardo Muttini - 18 anni compiuti il 7 marzo, studente al liceo delle scienze sociali Montessori, arbitro di calcio - aveva pensieri leggeri quando d’improvviso, mentre percorreva via Bassagrande, nell’affrontare la curva di via Micheli (una perpendicolare che più avanti si incrocia anche con via Zamenhof) si è trovato di fronte una Ford Fiesta che svoltava in senso opposto. Questione di un attimo, e la sua vita è volata via. Non subito: l’impatto è stato tremendo - il conducente della vettura ha spiegato di essersi trovato di fronte quel ragazzo in bici e di non essere riuscito a evitarlo, ha 27 anni ed è rimasto sotto choc - ma ai primi soccorritori, e poi ai sanitari del pronto soccorso, le sue condizioni erano apparse sì gravissime, ma non disperate.
La decisione di mandarlo al reparto di neurochirurgia di Pisa era stata comunque adottata per avvalersi delle competenze specifiche del centro pisano.
Dalle 19 di venerdì, ora dell’impatto, alle ore seguenti, è stato però un susseguirsi di brutte, pessime notizie. Intorno all’una infatti, è subentrata - a quanto sembra - una vasta emorragia cerebrale. E il timido ottimismo che i familiari avevano per le sorti del loro caro, ha dovuto lasciare il posto in fretta alla terribile consapevolezza che purtroppo avrebbe potuto non farcela. E così è stato: in rapida successione, già alle cinque del mattino, Edoardo di fatto non aveva più speranze, alle 12 circa è stata dichiarata la morte cerebrale e l’equipe di Cisanello - grazie all’estremo atto di generosità dei familiari, distrutti dal dolore dopo un simile calvario - ha proceduto con l’espianto degli organi.
Nel frattempo, in città ma anche sul web, era iniziato il doloroso rincorrersi delle voci, fra chi dava una minima speranza che ancora fosse vivo, e chi invece dava per certo che Edoardo non ce l’avesse fatta. Fino a quando da Pisa, poco prima delle 13 di ieri, è arrivata l’amara e tragica verità.
Oltre ai genitori - il papà Paolo che lavora nel settore del marmo, la mamma Antonella insegnante di matematica - Edoardo Muttini lascia anche una sorella gemella, Lucrezia - tornata proprio due giorni fa per le vacanze estive dal college statunitense dove sta svolgendo un anno di studi in un progetto di scambio - e una sorella più piccola di due anni, Ludovica. E lascia soprattutto un profondo dolore, un senso di vuoto in quanti lo conoscevano e che ne parlano con grande affetto, con il sentito rammarico di non poter più rivedere il suo sorriso, di non poter più apprezzare la sua gioia di vivere.
Edoardo Muttini, studente al liceo delle scienze sociali, abitava con la famiglia in via Roma; da qualche mese, nell’androne, era solito tenere la bicicletta sportiva, la sua ultima passione. Dopo aver giocato a calcio nel San Marco, fino agli esordienti, e in altre squadre, un paio d’anni fa si era avvicinato all’Aia, l’associazione arbitri. Sul suo profilo Facebook c’è una foto che lo ritrae orgoglioso mentre ritira la sua “giacchetta nera” e il fischietto.
Anche in questi giorni, nei tornei estivi, avrebbe dovuto fare il direttore di gara. Ma da ieri alle 13 è lassù, e sicuramente sarà già ad arbitrare un torneo fra angeli; purtroppo, ce ne sono molti, troppi che come lui hanno pagato un tributo altissimo all’asfalto. (m.b.)
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