Il Tirreno

«Non eravamo pronti alla bocciatura»

di Fabrizio Palagi
«Non eravamo pronti alla bocciatura»

Si sfogano i genitori di uno dei cinque bambini dell’istituto comprensivo Tifoni che dovranno ripetere la prima elementare

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PONTREMOLI. Si sfogano i genitori di uno dei cinque bambini bocciati in prima elementare: «Nostro figlio è stato bocciato due volte. Speravamo, con l’ispezione del Ministero, che qualche caso venisse rivisto. Sarebbe stato meno traumatico apprendere che non tutti i cinque ragazzi dovevano essere respinti. Così non è stato e quindi bisogna incassare questa nuova mazzata. Non è giusto anche perché le insegnanti ci avevano segnalato il rischio bocciatura solo in aprile e non a dicembre come afferma la scuola. Ormai, in quel periodo, non c’era più tempo di rimediare. Adesso dovremo dire al ragazzo che, il prossimo anno, cambierà scuola dato che non lo manderemo più all’istituto comprensivo Tifoni. Meglio cambiare ambiente e insegnanti, ma tutto ciò rappresenterà per lui un dramma».

Parlano a ruota libera i genitori del bambino che, per rispettare la privacy, chiameremo con il nome di fantasia, Luca. Un riserbo doppiamente dovuto dato che il bambino necessita dell’insegnante di sostegno.

Luca ha frequentato una delle due classi prime del Tifoni, formata da 30 alunni di cui uno disabile e, come detto, uno con necessità del sostegno.

La coppia abita con Luca in una piccola frazione della zona: i genitori hanno entrambi 40 anni e Luca è il loro unico figlio.

Frattanto il caso delle cinque (ri)bocciature continua a destare clamore. Numerose le prese di posizione e gli interventi dopo che nella scuola diretta dal preside Angelo Ferdani è stato deciso di confermare l’esito del primo scrutinio.

Alessandro Bandoni (Pd Carrara): «Nell’ordinamento italiano, quando il presidente della Repubblica rimanda alle Camere una legge non firmandola, questa solitamente, prima di essere riiniviata per la seconda e definitiva volta, viene ritoccata dove richiesto dal Capo dello Stato. Guardando ciò, ad un livello scolastico, e in particolare (ormai nazionale) a Pontremoli, l’istituto Tifoni è “l’eccezione che conferma la regola”. Come mai ciò? Mi viene da pensare (e spesso a pensar male si ha ragione) che agli insegnanti dell’istituto, “non è andato giù” di esser stati “ripresi” dal Ministero così come “non è andato giù” di essersi ritrovati in prima pagina con il clamore suscitato in tutta Italia e indi, con quel piglio di autonomia che la Scuola italiana assegna a ogni istituto, “non consci” di quello che subiranno a livello psicologico questi cinque ragazzi, il Consiglio dei docenti ha deciso che dopo il danno bisognava dare la beffa, e indi, hanno si ripetuto gli scrutini come richiesto dal Ministero, ma senza cambiare di una virgola il verdetto finale».

Daniela Lastri: «È gravissima la conferma delle bocciature dei cinque bambini della scuola “Giulio Tifoni” di Pontremoli. Non so se è chiaro a chi di dovere, ma agli occhi di tutti, questa scelta è una sconfitta per quella scuola e per chi la dirige».

È quanto afferma la responsabile scuola del Pd Toscana che aggiunge: «Purtroppo adesso rimane, se lo vorranno i genitori, solo il ricorso al Tar. È triste che una scuola non riesca a svolgere fino in fondo il proprio compito formativo, in particolare che non dia sostegni necessari a bambini così piccoli e con disagi, che hanno quindi maggior bisogno di essere seguiti. Don Milani - conclude Lastri - diceva “Non vogliamo una scuola che curi i sani e respinga i malati”, bisognerebbe che queste parole fossero ricordate più spesso».

Andrea Marcucci: «Un braccio di ferro consumato sulla pelle di cinque bambini e delle loro famiglie. Il consiglio di classe della scuola elementare di Pontremoli e il dirigente dell’istituto si sono assunti una responsibilità enorme, che mal si concilia con la loro missione formativa. Mi auguro intervenga di nuovo il Tar». Lo afferma il senatore del Pd, segretario della commissione istruzione a Palazzo Madama. «Gli ispettori ministeriali hanno evidenziato carenze nel rapporto con i familiari e soprattutto nessun ricorso al recupero durante l’anno scolastico l’Ufficio scolastico regionale aveva anche offerto una via d’uscita onorevole. È brutto dover ricorrere al pronunciamento di un Tribunale ma l’ostinazione del dirigente non offre altre soluzioni. Certo è che non si risolve il problema delle classi pollaio con bocciature ingiustificate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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