Attenzione
Michele Emdin: giù le mani da Montepepe
Il direttore della Fondazione contrattacca «Le sinergie con Meyer ci sono già, l’Opa non è replicabile»
MASSA. «L’ospedale pediatrico di Montepepe, non può essere replicato altrove». Michele Emdin, direttore generale della Fondazione Toscana Monasterio risponde così alle “voci” – fiorentine – che tornano a sostenere che un polo di eccellenza pediatrico come il Meyer “non può non avere la cardiochirurgia” e a chiedere “maggiore integrazione” fra Opa e Meyer. Locuzione che molti traducono in “svuotamento” progressivo del centro massese.
Ebbene, il dottor Emdin si mette di traverso contro tale scenario. Anche perchè, dice, quell’integrazione c’è già: «Tra Meyer e la Fondazione Monasterio esiste un accordo preciso e puntuale di collaborazione che ha portato e porta continuamente alla soluzione condivisa di numerosissimi casi di difficoltà estrema; del resto, i professionisti della Fondazione portano la loro opera quando necessario in altre parti della Regione, da Pisa a Siena dove anche recentemente, in collaborazione tra il dottor Murzi (Opa) il professor Genitori (Meyer) e i chirurghi senesi è stato affrontato e risolto un caso assai complesso. Importante anche la collaborazione della Fondazione con la neonatologia di Careggi».
Insomma, dice il direttore della Monasterio, le eccellenze pediatriche dell’Ospedale Meyer non si discutono, ma sarebbe bene «che fosse resa giustizia anche alle eccellenze al di fuori dell’area fiorentina, tra tutte l’Opa, come riconosciuto anche in un recente incontro con la IV commissione del consiglio regionale e dalla delibera regionale sulla Rete pediatrica».Fa inoltre osservare il dottor Emdin: «La Fondazione Monasterio ha una distribuzione dei pazienti toscani che corrisponde alla distribuzione della popolazione (13% dall’area Sud, 23% dall’area nord-ovest, 32% dall’area centro compreso il bacino di Firenze). Lo spostamento verso Massa dei bambini e delle gestanti con feto cardiopatico interessa quindi non solo Firenze ma tutta la Toscana, e avverrebbe comunque, quale che fosse la sede del Centro di riferimento regionale».
Ancora: il direttore ricorda i circa 900 interventi “di alta complessità” effettuati ogni anno all’Ospedale del Cuore;la sua dotazione di strumenti diagnostici di assoluta avanguardia e della cartella clinica digitale sviluppato in-house. «A Massa – aggiunge – le problematiche non cardiologiche dei piccoli pazienti trovano risposta nelle competenze presenti nella struttura, e attraverso rapporti convenzionali anche con lo stesso Meyer. Le attività dell’ospedale, infine, sono supportate da un forte volontariato, sviluppatosi intorno all’associazione “Un cuore un mondo”». Emdin ricorda poi che sono circa 30 gli interventi annui svolti dai professionisti di Massa presso il Meyer o altre sedi toscane in virtù di casistiche specifiche, di rapporti convenzionali e di una collaborazione feconda che vede anche chirurghi del Meyer operare a Massa.
In sintesi: «Questo centro che opera da oltre 17 anni a Massa è un punto di forza per tutta la regione. Non può essere replicato altrove, innanzitutto per le dimensioni del bacino di utenza della Regione, ma, come previsto dal recente documento sulla Rete Pediatrica Regionale, può essere ulteriormente potenziata con sforzo adeguato e condiviso».
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