Il Tirreno

Edilizia: in 3 anni 400 operai in meno

di Cinzia Carpita
Edilizia: in 3 anni 400 operai in meno

Cgil e Uil: «In un’azienda 34 in cassa integrazione straordinaria per un anno». Le ditte lavorano ma faticano a riscuotere

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CARRARA. Lavoratori dell’edilizia sempre più in agonia. In tre anni si sono persi 400 operai: dati forniti dalla Cgil. Le ditte soffrono per la crisi generale e per i crediti che vantano da enti pubblici e da privati su opere consegnate ai committenti che tardano a pagare.

«Nella provincia – dicono Roberto Venturini della Fillea Cgil e Francesco Fulignani della feneal Uil – il comparto delle costruzioni soffre e, fra gli ultimi casi in ordine di tempo, c’è quello di una società storica apuana, attualmetne con sede a Pontremoli: la So.Co.Da.P. Società Costruzioni Dal Pino. Che in questi giorni ha sottoscritto un anno di cassa integrazione straordinaria per 34 dipendenti, a partire dal maggio scorso. Un periodo di “cassa” c’era già stato e avrebbe dovuto terminare il prossimo dicembre – aggiunge Fulignani – ma è stata riformulata in una riunione in Provincia dove eravamo presenti noi sindacalisti, il rappresentante della ditta e l’assessore Parrini».

«Si tratta di un’azienda che lavora molto per le pubbliche amministrazioni».

E’ questo uno dei nodi del settore edile, dove anche aziende strutturate e di grande esperienza e professionalità, devono fare i conti con un sistema complesso: e fra i problemi c’è la doppia faccia degli appalti pubblici. Apparentemente una sicurezza perché a volte si tratta di opere da cifre a molti zeri, ma i cui pagamenti vanno a rilento perché i Comuni hanno bilanci stritolati.

«Dal 2008 al 2011 – dice Venturini – nella nostra provincia l’edilizia ha perso 400 lavoratori. In percentuale meno di altre province toscane, ma qua è più alto il tasso di lavoro nero. Molte aziende hanno chiuso i battenti. Nel 2011 erano iscritti alla Cassa Edile 2.180 lavoratori, oggi, terminata la grande opera della strada dei marmi, ma iniziati i cantieri per l’ospedale provinciale, diciamo che ci assestiamo sugli stessi numeri, però prevediamo una tendenza al calo. I motivi sono nazionali e locali: occorre modificare il patto di stabilità per consentire alla grande “fetta” di imprese edili di poter lavorare per opere pubbliche e vedere coperti i propri crediti con i Comuni senza che questi siano economicamente vincolati. Inoltre occorre dare le gambe ai piani regolatori dei Comuni: speriamo che quelli di Carrara e di Massa producano effetti positivi rimettendo in moto l’edilizia, anche se, a parte l’ospedale unico, non ci sono più grandi opere da fare nel territorio provinciale».

C’è anche un altro aspetto: che poche aziende edili apuane hanno organici superiori ai venti dipendenti. Molte piccole aziende non sono strutturate per vincere grandi appalti.

E così si muovono sul mercato delle abitazioni, dei piccoli lavori di ristrutturazione e di ampliamento. Bilanci familiari permettendo: ed ecco l’altra nota dolente. «I privati spesso fanno fare lavori ma poi rinviano i pagamenti, e alla fine – dicono Venturini e Fulignani – prendono per la gola la ditta, la fanno aspettare mesi, offrendogli poi una cifra ridotta rispeto a quella pattuita: “Prendi subito questi soldi, oppure aspetti. Abbiamo conferme quotidiane di questo problema, di questo gioco al ribasso. C’è anche il fenomeno delle ditte che nascono (iscrivendosi agli artigiani) e muoiono nel tempo di realizzare una piccola commessa di lavoro, o al massimo una casa. In questo meccanismo schizofrenico per via della crisi, ci sono i lavoratori extracomunitari o comunque stranieri, assunti con paghe regolari ma inquadrati nel livello più basso anche se hanno una professionalità maggiore: per le ditte vuol dire stipendi minori e meno contributi da pagare. «I dipendenti extracomunitari nel settore edile sono il 40% nella provincia, considerando anche i subappalti».

Ultimamente c’è più ricorso alla cassa integrazione in deroga nell’edilizia che nel marmo. «Noi la consigliamo ai datori rispetto alla scelta di licenziare: così non vanno perse professionalità già acquisite».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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