Il Tirreno

Concessioni di nove anni e indennizzi

di Matteo Tuccini
Concessioni di nove anni e indennizzi

La riforma del governo Monti potrebbe già uscire oggi. L’Unione Europea: «Proroga? Vediamo»

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MASSA CARRARA. Le aste, prima di tutto. Come temevano i balneari, sembra proprio che nel prossimo decreto del governo Monti sulle concessioni demaniali ci saranno le cosiddette “evidenze pubbliche”. In sostanza, le concessioni su cui si sono basati per anni gli stabilimenti, grazie al meccanismo del rinnovo automatico, saranno riaffidate tramite gare aperte a tutte le offerte. A partire dal 1° gennaio 2016, cioè alla data di scadenza.

Per addolcire la pillola, pare che verranno inseriti dei “paracadute”. Criteri di professionalità ed esperienza che possano aiutare i bagni ad avere maggiori punti nella decisione per l’affidamento. E si pensa a indennizzi per coloro che perdono le concessioni. Le quali dovrebbe durare, in tutto, 9 anni.

Decreto top secret. È bene precisare che queste anticipazioni, peraltro già uscite sui giornali, ricalcano le voci di corridoio sulla riforma più attesa (in senso non proprio positivo) da quando esistono gli stabilimenti balneari. Una riforma che è ormai alle porte: c’è chi, come la senatrice del Pd Manuela Granaiola, sostiene che già oggi dovrebbe essere discussa in consiglio dei ministri. Secondo i senatori del Pdl Cesare Cursi e Massimo Baldini, invece, sarà questione di giorni. Ed è per questo che i rappresentanti del governo - a partire dallo staff dei tecnici che ha redatto la bozza - hanno le bocche più che cucite.

«Proroga? Possibile». L’ultima missione a Bruxelles, come hanno scritto amaramente alcuni balneari su Facebook e nelle e-mail, è fallita. L’Unione europea ha minacciato addirittura di ricorrere alla Corte di giustizia se il governo dovesse chiedere la deroga, cioè la salvaguardia dei bagni rispetto all’applicazione della direttiva Bolkestein. Al contrario, pare che su una possibile proroga rispetto alla scadenza del 2015 ci sia una cauta apertura. Il funzionario Martin Frohn avrebbe parlato, a questo proposito, di una transizione morbida verso il nuovo regime. Ma per i balneari, sembrano ormai parole vuote.

I sindacati. «Ci avete preso in giro». Il succo (amaro) di una nota dei sindacati dei balneari, firmata da Sib, Fiba, Assobalneari e Cna balneatori, è questo. «A Bruxelles - scrivono - le organizzazioni sindacali hanno ribadito l’irrinunciabile necessità di salvaguardare il sistema degli stabilimenti balneari italiani attraverso l’esclusione dall'evidenza pubblica delle imprese oggi esistenti. Ma la Ue, attraverso i propri funzionari, ha ribadito la necessità di rispettare la normativa europea. E, con eccessiva premura e nessun serio approfondimento, non è stato preso in considerazione quanto illustrato dal professor Antonio Palma circa l’analogia tra il nostro settore e quello delle concessioni demaniali di acque minerali che ha consentito al commissario Michel Barnier di affermare che queste ultime non sono comprese nella Direttiva Bolkestein».

«Da ultimo ci è stato confermato che il governo italiano non ha preso alcuna iniziativa nei confronti dell’Europa. E ciò malgrado gli impegni direttamente assunti da ben due ministri, (Gnudi e Moavero Milanesi), nel corso dell’unico incontro svoltosi a Roma il 23 febbraio scorso.Per la nostra categoria tutto questo è inaccettabile».

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