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Lo scultore cieco sogna il simposio

Lo scultore cieco sogna il simposio

Felice Tagliaferri, bolognese ma habituè del laboratorio Monfroni, lancia l’idea

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CARRARA. Felice Tagliaferri, maestro d’arte e di vita, è ormai un habitué del “Laboratorio Monfroni” e, anche dopo la sua magistrale esecuzione del “Cristo Ri-Velato”, ama tornare qui, per scolpire e pensare ai suoi mille progetti futuri. E di idee Tagliaferri ne ha davvero tante. Di alcuni anni fa è l’apertura della scuola di scultura per disabili fondata e diretta da lui. Un sogno che è diventato realtà quando l’Amministrazione comunale di Sala Bolognese gli ha messo a disposizione una chiesa sconsacrata che è divenuta la “Chiesa dell’Arte”. «Quest’anno ho avuto la fortuna di veder avviato un mio progetto con la “Lega del filo d’oro” – spiega - a settembre verrà aperto un nuovo centro a Modena, per il quale, insieme ai ragazzi sordo-ciechi, abbiamo voluto realizzare una scultura . Il soggetto, un ulivo morto sul quale comunque gli uccelli hanno deciso di costruire un nido, è secondo noi un forte messaggio di speranza. Spero davvero - conclude - che quest’opera divenga un simbolo anche per le tutta la provincia di Modena e delle popolazioni terremotate: spero che riusciranno a riflettere sulle condizioni degli autori di questo messaggio e, pensando che se anche ragazzi con così tanti problemi sono riusciti ad avere una visione del mondo tanto positiva, possono farcela anche loro».

Ma Tagliaferri è un vero e proprio vulcano e, dopo esser riuscito a toccare il “Bacco” di Michelangelo, presente al Bargello di Firenze, vuole riprodurlo: «Dopo averlo fatto - afferma - vorrei cercare un matrimonio con qualche cantina sociale che produce vino, per promuovere la mia arte ma soprattutto l’arte tattile in generale».

E al laboratorio Monfroni l’artista non sta mai con le mani in mano; questa volta ha deciso di “giocare”, come dice lui, e trovando sfere di marmo già pronte e ben levigate, vi ha applicato la sua propria simbologia, scavandole all’interno. Mi fa chiudere gli occhi e toccare la sfera: «Questa è la vita, la mia, ma credo che appartenga un po’ a tutti noi: da fuori è quasi sempre bella, ma è dentro che le cose vanno un po’ meno lisce». Ma il prossimo sogno di Tagliaferri è ancora più ambizioso: organizzare un simposio di scultura per non vedenti, consapevole dei tempi di crisi sa che non potrà accadere adesso, ma è certo che il tempo verrà: «Sono l’unico scultore non vedente al mondo - sorride - voglio trovare il modo di crearmi della concorrenza, per non sentirmi più dire che sono il più bravo a priori!». Dove immagina questo simposio? «Certamente a Carrara che è la patria del marmo - risponde - e credo che questo sarebbe un ottimo biglietto da visita per l’evento e anche per Carrara, una città che in questi anni mi ha dato molto».

Barbara Monaco

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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