Sicurezza
«Mi hanno messo in croce, la mia gente mi ha salvato»
Don Peretti, dopo l’assoluzione, racconta i mesi passati con l’accusa di molestie «Io l’ho detto in procura che ero innocente, ma loro hanno creduto alle ragazze»
MASSA. Sono passati tre giorni dall’assoluzione e sedici mesi da quell’arresto - con tanto di volante della polizia sotto la canonica - alla vigilia di Pasqua. Don Giuseppe Peretti per descrivere il suo sentimento, con questa brutta storia che svanisce lentamente, usa parole semplici ma efficaci: «Sto come un malato che dopo essere stato a letto con la febbre per tanti giorni finalmente torna ad alzarsi e si rimette a fare le cose di sempre». Il parroco di Turano è scombussolato dal trambusto, ma ha un cuore grande così. Per capirlo basta pensare che si fruga nelle tasche cercando qualche spicciolo da dare al cronista e al fotografo del Tirreno, credendoli persone in cerca di aiuto: «Scusatemi se è poco, ma devo pagare gli avvocati. Chi me li dà i soldi?». Chiarito l’equivoco una sana risata dà il via a uno sfogo garbato e decisamente in linea con un anziano di 83 anni che si è sentito dire in un’aula di tribunale che aveva molestato due ragazzine romene di quindici anni.
Ha mai pensato, anche per un attimo, che poteva essere giudicato colpevole?
«Se l’ho pensato? Ma certo, ho avuto paura che i giudici non credessero alle mie parole. Ho pregato tanto Dio perché avevo bisogno di lui, mica per la mia persona ma per il buon nome della chiesa. Io quelle ragazzine non le avevo mai toccate con secondi fini. Io abbraccio tutti, ho un rapporto decisamente fisico con la gente».
La gente è stata al suo fianco anche quando tutto sembrava essere contro di lei. Non hanno mai creduto a quelle ragazze, alla polizia, alla procura. Che effetto le ha fatto?
«La gente della parrocchia è stata fantastica. Ma tutti qua a Turano sono stati grandi. Si sono messi a pregare con me, anche quando non potevo uscire da casa perché ero ai domiciliari. Mi incitavano a non arrendermi. Ho temuto di poter cadere in depressione, ma grazie a loro mi sono fortificato e ho avuto voglia di combattere».
Come è stata la battaglia?
«Sarebbe facile per un prete dire una via Crucis, ma non voglio dire questo. È stata difficile. Quando il gip a Genova, dopo che avevo cercato di discolparmi, mi ha chiesto se volevo patteggiare gli ho risposto a muso duro di no. Lui è stato altrettanto risoluto nei miei confronti e mi ha mandato a processo. Sono stati momenti bui per me. Credevo di non poter superare l’ostacolo».
Eppure, nonostante le accuse, il suo vescovo, monsignor Giovanni Santucci, non ha mai preso un provvedimento nei suoi confronti.
«Mi veniva a trovare quando ero ai domiciliari e mi chiedeva come stavo. Mi diceva che mi avevano messo in croce, ma aggiungeva che non era il caso di preoccuparmi perché ne hanno messi tanti in croce».
Il più famoso è Gesù...
«Eppure tra lui che era un buono e non aveva commesso alcun reato e Barabba la giustizia ha scelto il ladro. Non sono Gesù, ci mancherebbe altro, ma da qui nasceva la mia piccola insicurezza sulla sentenza del collegio. Invece è andata bene, i miei avvocati (Giacomo Bugliani e Graziano Maffei, ndr) hanno smontato quello che avevano fatto dire a quelle ragazze l’interprete e la procura del tribunale dei minori di Genova».
Ma perché quelle ragazze se la sono presa con lei?
«Io credo siano state indirizzate dai loro sfruttatori a tirare in mezzo un prete. Forse per avere dei vantaggi oppure per ricattarmi».
Ricattarla?
«Un prete di Massa mi ha raccontato che una donna gli ha chiesto una grossa somma di denaro perché aveva un debito. Lui non poteva accontentarla e allora lei gli ha detto che lo avrebbe denunciato per violenza sessuale. Avete capito in che mondo viviamo?».
Sì, ma visto che le ragazze in un primo momento hanno individuato un altro prete forse gli inquirenti potevano porsi qualche domanda in più e magari credere alle parole di un prete che non aveva mai avuto un rimprovero dai suoi superiori. O no?
«La mia risposta non può che essere affermativa. È andata così, non so proprio come spiegare questi sedici mesi. Le ripeto: mi sento come uno che è stato a letto una settimana con la febbre alta. Ora però i miei problemi sono altri...»
Quali?
«Devo pagare i miei avvocati. Sono stati bravi, hanno fatto il loro lavoro con coscienza e soprattutto non hanno mai messo in dubbio le mie parole. Ho visto come si è commosso Giacomo (Bugliani, ndr) e questo mi ha fatto davvero piacere. Li devo pagare e non ho i soldi. Lo farò un po’ alla volta, capiranno».
Domanda scontata don Peretti: le rifarebbe salire in casa quelle ragazze?
«Ora lei si aspetterebbe che io dicessi di sì. invece la sorprendo e le dico di no. Le aiuterei, come ho sempre fatto. Ma qui nella piazza, scenderei io da loro. Mi è bastato quello che ho passato, a fare il bene non si trova mai un guadagno. Purtroppo è così, ma io sono un prete che ama stare in mezzo ai giovani. Apro la porta a tutti. Da sempre, da quando lasciavo lo stipendio da professore del liceo ai poveri. Massa non è la mia città, io sono garfagnino. I massesi però sono la mia gente. E Turano mi ha dimostrato di volermi bene». Don Pieretti si asciuga il sudore e saluta. Da uomo innocente.(d.d.)
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