Attenzione
Via Pisacane, arriva il dietrofront «A rischio solo i balconi, tornate»
A poche ore dall’ordinanza di sgombero dello stabile arriva il sopralluogo dei vigili del fuoco «Non c’è pericolo di crollo immediato». Chiuse le terrazze, le famiglie possono rientrare forse già oggi
MASSA. Il palazzo crolla, sì, forse. Anzi no. Fatta l’ordinanza di sgombero per rischio crollo, fatto pure lo sgombero di cinquanta famiglie dopo una serata e una mattinata – quella di ieri – di tensione e disperazione tra gli abitanti e di nervi tesi tra gli amministratori, arriva il contrordine: i cinque condomini di case popolari di via Carlo Pisacane non sono a rischio crollo. Scusate, c’è stato un errore.
La “giornata particolare” di via Pisacane è iniziata già la sera prima quando, all’ora di cena, il vicesindaco e assessore all’edilizia, Martina Nardi, convoca in fretta e furia le famiglie nel parco sotto casa. L’Erp, Edilizia residenziale pubblica, ente che gestisce le case popolari, ha appena inviato al sindaco la richiesta di far evacuare il palazzone. Motivo: la verifica strutturale chiesta all’università di Pisa dice che lo stabile è insicuro nel caso si verificasse un terremoto. E visti i precedenti di questo periodo, l’Erp chiede al sindaco un’ordinanza di sgombero.
Pucci esegue – non potrebbe altrimenti – facendo partire, come da richiesta dell’Erp l’ordinanza dalle 12 di ieri e prenota 142 posti letto – tanti sono gli abitanti dello stabile – in due strutture, Casa Faci e Casa Nostra Signora del Sacro Cuore: chi non se la sente di dormire a casa, può già trasferirsi. Molti se ne vanno, altri restano fino all’ultimo in tempo per vedere, intorno allo scoccare dell’ora x, ieri mattina, l’arrivo dei vigili del fuoco.
È il genio civile chiamato dal Comune dopo la riunione dell’unità di crisi convocata poco prima in prefettura. Hanno con sé un’autoscala e con loro ci sono agli ingegneri del Comune Fernando Della Pina, Francesca Guidoni e il geometra CarloAmedeo Biancolini. Cosa sono venuti a fare? Facciamo un passo indietro.
La verifica chiesta dall’Erp a Pisa serve a chiarire se il palazzo rispetta le attuali norme antisismiche ovvero se è sicuro in caso di terremoto. La risposta, naturalmente, è no. Naturalmente perché il palazzo è stato costruito nel 1979 quando non solo la normativa non era così rigida come quella attuale, ma Massa non era neppure considerata territorio a rischio sismico (è stata dichiarata tale nel 1982).
Normativa a parte, però, questo palazzo è sicuro o non è sicuro? C’è un pericolo immediato di crollo o non c’è? I vigili del fuoco, con a capo l’ingegner Marco Frittella, e i tecnici comunali passano palmo a palmo l’edificio, verificao le strutture verticali, orizzontali, ogni singolo appartamento e osservano a lungo le “sbucciature” esterne. E nel giro di tre ore decretano: il palazzo non rischia il crollo immediato, c’è pericolo solo per i balconi e le terrazze. Per il resto – pilastri, fondamenta – serviranno nuovi sopralluoghi ed eventuali “iniezioni” di cemento.
Così, mentre i 142 sfollati mettevano piede nelle loro nuove camere, è arrivato il colpo di scena: con una nuova ordinanza il Comune impone all’Erp di sigillare i balconi per evitare che siano accessibili e, successivamente, di rimetterli a posto. «Una volta chiuse le terrazze – spiega il sindaco in una conferenza stampa convocata in mezz’ora – le persone potranno rientrare a casa anche entro sabato o domenica».
Tutto a posto? Forse no. Rimane il disagio di cinquanta famiglie sballottate qua e là e rimane il pasticcio di un allarme prima annunciato, poi ridimensionato. Ma soprattutto rimane un dubbio: al di là del terremoto, la struttura, in normali condizioni, regge? «I lavori non finiscono qui – spiega in proposito Pucci – manca la diagnosi sui carichi normali di cui ci stiamo occupando». Si dovrà riprendere in mano la valigia?
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