Il Tirreno

Via Pisacane, arriva il dietrofront «A rischio solo i balconi, tornate»

di Francesca Ferri
Via Pisacane, arriva il dietrofront «A rischio solo i balconi, tornate»

A poche ore dall’ordinanza di sgombero dello stabile arriva il sopralluogo dei vigili del fuoco «Non c’è pericolo di crollo immediato». Chiuse le terrazze, le famiglie possono rientrare forse già oggi

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MASSA. Il palazzo crolla, sì, forse. Anzi no. Fatta l’ordinanza di sgombero per rischio crollo, fatto pure lo sgombero di cinquanta famiglie dopo una serata e una mattinata – quella di ieri – di tensione e disperazione tra gli abitanti e di nervi tesi tra gli amministratori, arriva il contrordine: i cinque condomini di case popolari di via Carlo Pisacane non sono a rischio crollo. Scusate, c’è stato un errore.

La “giornata particolare” di via Pisacane è iniziata già la sera prima quando, all’ora di cena, il vicesindaco e assessore all’edilizia, Martina Nardi, convoca in fretta e furia le famiglie nel parco sotto casa. L’Erp, Edilizia residenziale pubblica, ente che gestisce le case popolari, ha appena inviato al sindaco la richiesta di far evacuare il palazzone. Motivo: la verifica strutturale chiesta all’università di Pisa dice che lo stabile è insicuro nel caso si verificasse un terremoto. E visti i precedenti di questo periodo, l’Erp chiede al sindaco un’ordinanza di sgombero.

Pucci esegue – non potrebbe altrimenti – facendo partire, come da richiesta dell’Erp l’ordinanza dalle 12 di ieri e prenota 142 posti letto – tanti sono gli abitanti dello stabile – in due strutture, Casa Faci e Casa Nostra Signora del Sacro Cuore: chi non se la sente di dormire a casa, può già trasferirsi. Molti se ne vanno, altri restano fino all’ultimo in tempo per vedere, intorno allo scoccare dell’ora x, ieri mattina, l’arrivo dei vigili del fuoco.

È il genio civile chiamato dal Comune dopo la riunione dell’unità di crisi convocata poco prima in prefettura. Hanno con sé un’autoscala e con loro ci sono agli ingegneri del Comune Fernando Della Pina, Francesca Guidoni e il geometra CarloAmedeo Biancolini. Cosa sono venuti a fare? Facciamo un passo indietro.

La verifica chiesta dall’Erp a Pisa serve a chiarire se il palazzo rispetta le attuali norme antisismiche ovvero se è sicuro in caso di terremoto. La risposta, naturalmente, è no. Naturalmente perché il palazzo è stato costruito nel 1979 quando non solo la normativa non era così rigida come quella attuale, ma Massa non era neppure considerata territorio a rischio sismico (è stata dichiarata tale nel 1982).

Normativa a parte, però, questo palazzo è sicuro o non è sicuro? C’è un pericolo immediato di crollo o non c’è? I vigili del fuoco, con a capo l’ingegner Marco Frittella, e i tecnici comunali passano palmo a palmo l’edificio, verificao le strutture verticali, orizzontali, ogni singolo appartamento e osservano a lungo le “sbucciature” esterne. E nel giro di tre ore decretano: il palazzo non rischia il crollo immediato, c’è pericolo solo per i balconi e le terrazze. Per il resto – pilastri, fondamenta – serviranno nuovi sopralluoghi ed eventuali “iniezioni” di cemento.

Così, mentre i 142 sfollati mettevano piede nelle loro nuove camere, è arrivato il colpo di scena: con una nuova ordinanza il Comune impone all’Erp di sigillare i balconi per evitare che siano accessibili e, successivamente, di rimetterli a posto. «Una volta chiuse le terrazze – spiega il sindaco in una conferenza stampa convocata in mezz’ora – le persone potranno rientrare a casa anche entro sabato o domenica».

Tutto a posto? Forse no. Rimane il disagio di cinquanta famiglie sballottate qua e là e rimane il pasticcio di un allarme prima annunciato, poi ridimensionato. Ma soprattutto rimane un dubbio: al di là del terremoto, la struttura, in normali condizioni, regge? «I lavori non finiscono qui – spiega in proposito Pucci – manca la diagnosi sui carichi normali di cui ci stiamo occupando». Si dovrà riprendere in mano la valigia?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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