Il dolore
La casa in valigia L’esodo dei 142
Cinquanta famiglie costrette a lasciare i loro appartamenti I più si adeguano, alcuni resistono. Ma tutti protestano
MASSA. Due bambini escono con due gabbiette in mano: in una i criceti, nell’altra due coniglietti neri. Un uomo porta giù dalle scale un vaso di basilico, c’è chi carica in macchina faldoni, tv, vestiti in gruccia. Li ammassano sulle auto, sui furgoncini. All’inizio della strada una donna esce da un camper. «Non è per venire a starci – spiega – ma per portare via un po’ di roba».
Sono le dieci del mattino, i palazzoni di case popolari in via Carlo Pisacane a Massa sono un enorme formicaio di persone che escono alla spicciolata. Qualcuno carica la sua roba in macchina velocemente, senza dire una parola. Altri si prendono tempo, si avvicinano ai vigili urbani mandati a far firmare le ricevute di uscita dall’appartamento, si guardano in giro senza saper che fare.
I cinquanta appartamenti vanno sgomberati entro le 12. Lo dice l’ordinanza del sindaco che qualcuno ha attaccato con il nastro adesivo ai cinque portoni condominiali dello stabile. Il palazzo è insicuro in caso di terremoto.
I quattro vigili continuano per tutta la mattina a porgere i fogli. Non si vedono dirigenti in giro, né amministratori. Si beccano qualche parolona dagli abitanti, comprensibilmente tesi, ma l’atmosfera è tranquilla, tutto sommato.
C’è chi si rassegna, chi punta i piedi. Chi vuole risposte. Per quanto tempo dovranno rimanere fuori casa? «Martina ci ha detto una settimana, ma al Sacro Cuore dicono che il Comune ha prenotato fino al 20 luglio», spiegano alcune donne sotto al porticato, parlando dell’assessore Nardi che ha instaurato con tutti un contatto diretto. E che succede se i problemi strutturali non si risolvono solo con un buon lavoro di manutenzione? Potranno tornare a prendere qualche oggetto personale in questi giorni?
Poi c’è Rudy, un cucciolo di beagle color caffelatte. Scodinzola guardandosi intorno: non sa ancora che nella sua nuova casa non sarà il benvenuto. «Ci hanno detto che gli animali non sono accettati e che li vogliono mettere tutti in una stanza», spiega preoccupata la sua padrona, Sara.
Uno dei venti proprietari degli appartamenti si ricorda del fisco: «Dovremo pagare l’Imu?», si chiede. Non è l’unico problema burocratico. Quando la postina arriva col suo carico di lettere si guarda smarrita in giro: dove dovrà consegnare la corrispondenza da domani?
Sulle prime due ali dell’edificio qualcuno ha issato due striscioni. «Vergogna. Vogliamo case non stanze», c’è scritto su uno. «Devo assistere la mia vicina di casa che è un’anziana malata – spiega Giuliana Brugnoli – come facciamo a portare una donna in queste condizioni in una pensione? Dei servizi sociali non si è visto nessuno». Nel palazzo c’è chi è allettato, chi respira con l’ossigeno, ci sono tre disabili.
Alessia Masetti è irremovibili: non lascerà la sua casa. E come lei altri inquilini. «In dieci ore – spiega Alessia – non possono rivoluzionare la vita alle persone». Ma non ha paura a stare in un palazzo a rischio crollo? «Io a casa ci lavoro», spiega. Resterà lì, da sola, quando gli altri se ne saranno andati. Rischia una denuncia e una multa se ci fosse un controllo dei vigili. Solo un’ordinanza di sgombero coatto potrebbe buttarla fuori casa.
Sul secondo striscione appare invece la scritta: «Questo è l’unico palazzo a rischio?». Il concetto è semplice: se il palazzone delle case popolari cade, non finirebbe addosso alle case intorno? E dunque non c’è altrettanto pericolo per i dirimpettai? Gianfranco Baccei si avvicina prima ai vigili urbani, poi ai vigili del fuoco per sollevare il problema. Qualcuno, invece dello striscione, ha chiamato “Striscia la notizia”. Chissà se verrà.
La mattinata lentamente passa, le auto partono alla volta dei due residence, ai quali se n’è aggiunto un terzo, la Turimar, nel frattempo. «All’una mi hanno detto che ci danno il pranzo», dice Baccei a un gruppo di suoi vicini. Restare non serve. Non sanno ancora che rientreranno nelle loro case prima di quanto immaginano.
Francesca Ferri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
